Sudamerica Compagnie nel mirino

I sobbalzi del prezzo del petrolio hanno movimentato ovunque gli accordi per l'estrazione con i Paesi produttori. E l'America Latina non fa eccezione. Ma mentre l'Ecuador e la Bolivia annunciano per televisione che chiudono i rubinetti alle multinazionali, Chavez prova a riportarle nel suo Venezuela assetato di entrate. Il presidente dell'Ecuador Rafael Correa sta rinegoziando il contratto dell'italiana Agip. «Stiamo trattando di nuovo con l'Agip, ma in una forma molto più dura», ha riferito Correa, aggiungendo che la compagnia italiana sarebbe disposta a «lavorare gratis» pur di rimanere nel Paese. Il governo di Quito annunciò 15 giorni fa la sospensione dell'estrazione di 23.940 barili che Agip pompa ogni giorno dalla selva amazzonica ecuadoriana, per fare fronte al taglio di circa 70mila barili giornalieri imposto dall'Opec al Paese. Nel suo programma televisivo, il presidente si è lamentato che l'Ecuador debba pagare l'Agip per l'estrazione, per l'ammortizzamento dei suoi investimenti e anche per la tassa di servizio. Non è da meno il presidente della Bolivia, che ha enunciato venerdì la nazionalizzazione della compagnia petrolifera Chaco. In diretta televisiva dai pozzi petroliferi della regione, Evo Morales ha spiegato che così la Bolivia recupera il controllo su tutte le compagnie miste che operano nel Paese. La compagnia era controllata da Pan American Energy, di proprietà di British Petroleum (60%) e dell’argentina Bridas (40%). Il Venezuela si trova invece in chiara controtendenza. Per fare fronte alla caduta della produzione interna e a quella del prezzo del petrolio, il presidente Hugo Chavez sta ultimamente tornando ad offrire le riserve nazionali ad aziende come Chevron, Royal Dutch/Shell e Total che prima osteggiava con forza.