Sudan, Bashir in piazza con i manifestanti Pechino: stop all'Onu

Dopo le posizioni contrarie dell'Egitto e dell'Unione africana, ecco il veto dei cinesi. A Kartohum in migliaia nelle strade<strong><a href="/a.pic1?ID=333404"></a></strong>

L'Aja - Il mandato d'arresto va attuato. Per farlo, ha chiarito la corte penale internazionale de l'Aja, serve un'azione da parte degli Stati. Dell'Onu. Ma due Paesi su cinque tra i mebri permanenti del consiglio di sicurezza del Palazzo di Vetro hanno già espresso contrarietà. Ieri, a caldo, la Russia si è messa di traverso. Quindi è arrivata la posizione ufficiale della Cina che ha espresso "rammarico e preoccupazione" per il mandato d’arresto contro il presidente del Sudan, Omar al Beshir, emesso dalla cpi per i crimini umanitari nel Darfur. Il portavoce del ministero degli Esteri, Qin Gang, ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di "accogliere gli appelli dell’Unione africana, della Lega araba e del movimento dei non allineati e di chiedere al tribunale di non procedere contro Beshir, per il momento".

Il presidente e i manifestanti Migliaia di persone sono scese in piazza anche oggi nel centro di Khartoum per manifestare il loro sostegno al presidente Omar al Bashir, all’indomani della decisione della Cpi di spiccare un mandato di arresto contro il leader sudanese per crimini di guerra e contro l’umanità. E lo stesso Bashir si è unito ai manifestanti, scendendo in piazza e mischiandosi alla folla. Oltre 5mila persone si sono radunate alle 11 locali (9 in Italia) nella piazza dei Martiri, nel centro della capitale, urlando slogan a sostegno del presidente. Già ieri, migliaia di persone erano scese in piazza subito dopo il pronunciamento della cpi. I dimostranti hanno puntato il dito gli contro gli Stati Uniti, il Regno Unito, gli "ebrei" e il procuratore della dpi, Luis Moreno-Ocampo. "Ocampo e gli ebrei, siamo stati trascinati a dover fare i conti con gente come voi" ha urlato la folla. Negli ultimi mesi, il presidente sudanese ha più volte sostenuto che la Cpi era frutto di "un complotto al 100% sionista" volto a destabilizzare il Sudan. La guerra in atto in Darfur dal 2003 ha causato almeno 300mila morti e 2,7 milioni di sfollati e profughi.

I capi di accusa La Corte dell’Aia ha riconosciuto al Bashir colpevole di aver orchestrato le atrocità commesse nella regione occidentale del Darfur, dove è in corso dal 2003 una guerra civile. Tuttavia, la Corte ha ritenuto insufficienti le prove a sostegno dell’accusa di genocidio mossa dal procuratore della Cpi, Luis Moreno-Ocampo, contro il leader sudanese. Stando a quanto precisato dalla portavoce della Cpi, Laurence Blairon, il mandato di arresto riguarda cinque capi di accusa per crimini contro l’umanità e due per crimini di guerra, tra cui omicidio, sterminio, trasferimenti forzati, tortura e stupro. Rifiutata l'imputazione per genocidio.