Sudan, condannata la maestra britannica per l’orsetto «Maometto»

Khartum. L’appello del capo del Foreign Office David Miliband («si è trattato di un errore in buona fede, deve prevalere il buon senso») è caduto nel vuoto: a Khartum un tribunale ha condannato ieri sera a 15 giorni di carcere e all’espulsione la maestra inglese processata a porte chiuse perché ha permesso ai suoi allievi di una scuola elementare privata della capitale sudanese di chiamare un orsetto di peluche con il nome del profeta Maometto. I giudici hanno sentenziato in base alla sharia, la legge islamica in vigore in quel Paese, che Gillian Gibbons è colpevole di vilipendio alla religione. Cinquantaquattro anni, di Liverpool, a Khartum dallo scorso luglio, l’insegnante può rallegrarsi soltanto che le siano state risparmiate le quaranta frustrate previste in Sudan per questo genere di reati. Tenendo conto che rischiava fino ad un anno di carcere, il suo principale avvocato difensore - Khamal al-Jazouli - ha detto della sentenza: «Non è male». «Siamo estremamente delusi dalla sentenza», ha dichiarato invece un portavoce del Foreign Office, dove per la seconda volta in un giorno l’ambasciatore del Sudan a Londra è stato convocato d’urgenza. Arrestata domenica come se fosse una pericolosa delinquente, incriminata ieri per vilipendio alla religione e incitamento all’odio, Gillian Gibbons si è messa nei guai quando ha chiesto alla sua classe - composta da bambini di sei e sette anni - di trovare un nome per un orsetto di peluche. Venti su ventitré hanno scelto Mohammad, il nome di Maometto in arabo.