In Sudan torna lo spettro del terrore Contini: «Processo di pace a rischio»

Aumenta il bilancio delle vittime. Stati Uniti in allarme. Kiir nuovo capo del movimento sudista

Fausto Biloslavo

In Sudan aumenta il bilancio dei morti dei disordini provocati dalla morte di John Garang, il carismatico leader del sud cristiano che si sente discriminato dal nord arabo. Fonti di polizia a Khartoum hanno dichiarato che le vittime sono salite a 46 e 306 feriti risultano ricoverati negli ospedali, solo nella capitale. Gli scontri sono proseguiti anche ieri in un sobborgo a sud di Khartoum. «Il processo di pace fra nord e sud è pericolosamente in bilico. La situazione rischia di riflettersi negativamente anche in Darfur, dove vige la calma prima della tempesta» spiega da Nyala, Barbara Contini, inviata speciale del governo italiano nella regione occidentale del Sudan. Il Darfur, sconvolto dallo scontro etnico fra il governo centrale e guerriglieri delle tribù locali, ambedue musulmani, guardava con speranza al processo di pace fra il nord e sud del paese.
Ieri il centro della capitale sudanese appariva tranquillo e presidiato dai blindati governativi nei punti strategici. Alcuni saccheggi sono stati segnalati nella zona nord, nel quartiere antico di Ondurman ed una grande manifestazione di protesta si è svolta a sud della capitale, nel sobborgo di Kalafla. In quest’area vivono gran parte dei sudanesi cristiani, originari della parte meridionale del paese, dove per 21 anni erano annidati i guerriglieri di Garang. Si tratta soprattutto di profughi, che da sempre si sentono vessati dagli isalmici del nord. «Ci sono scontri nelle strade fra i nordisti ed i sudisti che li attaccano» sosteneva ieri mattina al telefono un testimone che abita a Kalafla, ad una decina di chilometri dalla capitale. La polizia è intervenuta in forze e alcuni elicotteri sorvolavano la zona. Sempre nei dintorni di Khartoum una moschea sarebbe stata data alle fiamme.
Gli Stati Uniti sono allarmati ed il Dipartimento di Stato ha inviato due emissari in Sudan. Gli inviati Usa sono Connie Newman, assistente per l'Africa del segretario di Stato Condoleezza Rice, e Roger Winter, emissario per il Sudan. «Si recheranno nel sud del Paese e nella capitale Khartoum per consultarsi con i partiti e per incoraggiare le forze politiche a tenere fede agli impegni presi con l'accordo di pace», ha spiegato Tom Casey, portavoce del Dipartimento di stato. I colloqui riguarderanno anche la delicata situazione del Darfur, dove si trovano una decina di cooperanti italiani e l’inviato speciale del nostro paese, Barbara Contini, ex governatore di Nassirya. «Mi sembra piuttosto logico che la storia dell’incidente in elicottero, in cui è morto Garang, sia ambigua ­ sostiene la Contini, raggiunta telefonicamente dal Giornale ­. Il 24 di questo mese guerriglieri e governativi che si fronteggiano in Darfur dovevano incontrarsi per mettere sul tavolo i punti di un possibile negoziato di pace. Dopo quello che è accaduto si torna a rimescolare le carte». Al momento la situazione è calma in Darfur, ma in ogni caso, sostiene la Contini, «abbiamo già pronto il piano di evacuazione in collaborazione con le Nazioni Unite. Anche i nostri paracadutisti di stanza a Khartoum (220 uomini in appoggio al piano di pace, nda) sono pronti a darci una mano se fosse necessario». Garang è morto sabato scorso quando l’elicottero del presidente ugandese che lo stava riportando in patria è precipitato, prendendo fuoco. Sia il presidente sudanese, il musulmano Omar al Bashir, che i vertici del Movimento di liberazione popolare del Sudan (Splm), l’organizzazione politico-militare di Garang, hanno parlato di tragico incidente dovuto al maltempo. Un sistema per non aizzare gli animi, a cui nessuno crede. Non a caso le Nazioni Unite hanno offerto il loro aiuto per indagare sulla morte di Garang, nella speranza di dissipare i dubbi.
Lo Splm ha nominato in tempi record il successore del leader scomparso, Salva Kiir Mayardit, considerato un secessionista, che non crede molto nel processo di pace. L’aspetto positivo è che pur indossando l’uniforme di capo di stato maggiore dell’ex esercito guerrigliero, Salva Kiir, è un fine politico, che gestirà in maniera meno autocratica di Garang i rapporti con gli altri leader del sud.
I funerali del «Dr. John», come veniva soprannominato Garang, si terranno a Juba la roccaforte cristiana del sud alla presenza del presidente sudanese Al Bashir.