«Le sue colpe? Classe e anticomunismo»

«Adoro Coppi, ma ricordatevi che Bartali è grandissimo». Così Giovanni Mosca si rivolgeva ai suoi quattro figli - come ci dice uno di loro, Maurizio - e questa era la cifra di tutto il suo essere, nel privato e nella professione: coniugare gli opposti, fare il tifo per ciò che è vicino al proprio cuore e allo stesso tempo rispettare e riconoscere il valore dell’avversario. Non è esattamente la ricetta per rimanere sulla cresta dell’onda. Infatti, l’unico libro ancora in commercio tra i tantissimi che Giovanni Mosca scrisse o trasfigurò da una lingua all’altra è Ricordi di scuola, rimesso sul mercato dalla Bur nel 2001.
«Tutti gli altri» racconta Maurizio Mosca, «li compro in antiquariato, quando ho la fortuna di trovarli. Mi è capitato di recente con le sue commedie teatrali, tra cui molto belle sono L’ex alunno e La campana delle tentazioni. Rimane in commercio Ricordi di scuola perché per anni è stato un libro di testo. Ambientato, tra l’altro, in quella “Dante Alighieri” di Roma dove i miei genitori si conobbero, e dove mio padre conquistò l’indisciplinata 5C elementare colpendo un moscone entrato dalla finestra con una fionda che aveva portato con sé».
Ma come si spiega questa scarsissima attenzione del mondo editoriale verso le opere di suo padre?
«La prima ragione potrebbe essere che noi eredi non siamo stati accorti come quelli di Giovannino Guareschi, collega di mio padre - insieme diressero Candido - e riunito a lui quest’anno dai reciproci centenari dalla nascita. Loro hanno saputo gestire il lascito con oculatezza. Noi abbiamo preferito un ricordo più intimo. Commercialmente scellerato, però».
E la seconda ragione?
«Mio padre ha scritto tantissimo, dedicandosi ai generi più disparati. Può darsi che parte della sua opera oggi sia recepita dagli editori come un po’ démodé. Ma io trovo che le sue vignette sulla storia d’Italia, per esempio, siano attualissime. Come le pagine di La lega degli onesti. Aveva questo umorismo garbato e allo stesso tempo incalzante, piuttosto lontano dalla comicità sguaiata di oggi. Ma a pensarci credo ci sia anche una terza ragione che non ha favorito la diffusione dei suoi libri».
Quale?
«Era un fortissimo anticomunista. Tra tutti i suoi colleghi a Candido, a Bertoldo, a Marc’Aurelio, era il più esposto.»
E in famiglia com’era, invece? Vi divertiva?
«Era dolce con mia madre, ma con noi, nell’educazione, era molto rigido. All’inizio dei miei tre anni a La Notte, qui a Milano, il direttore Nino Nutrizio massacrò il mio primo pezzo. Mi disse di cambiar lavoro. Quella sera lasciai la redazione in lacrime e raggiunsi casa, in piazza della Repubblica. Mio padre mi riaccompagnò a La Notte tenendomi per un orecchio per tutta via Vittor Pisani. Ma ne avrei da raccontare..».