«Le sue idee su patria e legalità hanno conquistato i francesi»

Il curatore dell’edizione italiana di «Testimonianza» spiega: «È un leader e sa fondere il pubblico col privato»

da Roma

Fabio Torriero, curatore dell’edizione italiana di «Testimonianza», è uno che Nicolas Sarkozy l’ha studiato e analizzato in profondità. Studioso del movimento conservatore europeo e direttore del periodico La Destra, Torriero è affascinato soprattutto dalla comunicazione scelta dal giovane leader gollista per la sua campagna elettorale.
Si dice che Sarkozy sia un ammiratore della macchina della comunicazione di George W. Bush. Cosa c’è di vero?
«Sicuramente, a differenza di Villepin, è così apertamente filoamericano e filoisraeliano da non curarsi di suscitare scandalo fra i suoi connazionali rendendo visita a Bush, com’è successo l’11 settembre scorso, quando ha caldeggiato la ripresa dei rapporti transatlantici con un’Europa forte. Ma la sua comunicazione è molto personale».
Esiste una contraddizione tra il Sarkozy che predica tolleranza zero per la rivolta nelle banlieue e poi detta le sue confessioni sul suo rapporto matrimoniale in crisi?
«Sarkozy si percepisce come leader. Non ha paura di dire ciò che pensa e parla di sé a tutto campo. Preferisce, ovviamente, la sfera pubblica ma non si nasconde dietro un dito quando affronta le sue vicende familiari. Le parole d’amore indirizzate alla moglie Cecilia hanno toccato l’animo della Francia e fatto scattare la molla dell’identificazione. L’effetto psicologico è che Sarkozy, come noi, ama, soffre e lotta».
È come se nel suo modo di offrirsi all’elettorato non ci fosse una distinzione tra una sfera pubblica e una privata.
«Proprio così. Il privato serve a Sarkozy per raccontare e raccontarsi. La sua biografia diventa nelle sue mani un potente strumento per "affratellarsi" ai francesi e ai "francesizzati" di prima o seconda generazione. Un mastice per rendere condivise le sue idee sull’immigrazione di qualità, l’ordine pubblico e la legalità. Idee che rispettano le identità degli immigrati ma che devono essere compatibili con la cittadinanza francese, con quell’amore che lui ha e continua ad avere per la patria che lo ha accolto, per la "casa" in cui è nato e cresciuto».
Nei suoi discorsi utilizza spesso la parola «rottura».
«La usa per una scelta ponderata e deliberata. L’alternanza tra destra e sinistra ha stancato e la parola riforma è usata per dire tutto e il contrario di tutto. Il suo lessico è un giacimento-laboratorio di parole-chiave. E poi Sarkozy non parla ai colleghi, parla dritto, frontalmente ai francesi. Parla alla nazione, esattamente come faceva de Gaulle, vero e proprio maestro-artigiano di comunicazione».