Le sue passioni dalla pagina alla cinepresa

Avrebbe vissuto volentieri dentro una sala di proiezioni: Mahfuz non tenne mai separati dentro di sé cinema e letteratura. La sua penna si è trasformata spesso in cinepresa, passando, nel giro di poche frasi, da un primo piano a un grandangolo, dal viso dell’eroe all’ambiente dove il suo corpo si muove. Il linguaggio cinematografico, appreso da Mahfuz quasi inconsapevolmente alla stessa età in cui si impara a scrivere, durante le rocambolesche proiezioni al cinema Bayt Al-Qadi (Casa del Giudice) nel quartiere di Gamaliyya al Cairo, informò tutti i suoi libri, tanto che alcuni li scrisse appositamente per registi suoi amici. Fino al Nobel, per passione e per lavoro ma sempre «senza mai sottrarre un secondo alla scrittura», Mahfuz collaborò con l’industria cinematografica del suo Paese, fornendo regie, soggetti, sceneggiature, e ricoprendo poi incarichi istituzionali: da membro della commissione censura a direttore di organismi di finanziamento. È in assoluto lo scrittore egiziano più engagé con il mondo del cinema. Ben 60 film sono legati alla sua opera. Più di 25 i lungometraggi cui prestò il suo talento: alcuni furono adattamenti da suoi stessi titoli, altri da romanzi di suoi contemporanei, mentre 35 titoli sono stati liberamente tratti da suoi romanzi o novelle. È soggettista o sceneggiatore di undici dei «cento migliori film della storia del cinema egiziano». Il primo film cui prese parte come aiuto sceneggiatore fu Le avventure di Antar e Abla (1945), cui seguirono pellicole che rimangono classici - come Tra il cielo e la terra (1959) e Morto tra i vivi (1960, con Omar Sharif) diretti da Abou Seif - e altre meno buone (per esempio quelle tratte dalla sua Trilogia del Cairo). Tra gli altri anche Vicolo del mortaio, tratto dall’omonimo romanzo e girato nel 1963, e ripreso nel 1995 dal regista messicano Jorge Fons: nel film, intitolato Midaq Alley - Nel cuore della città, vincitore di 45 premi cinematografici, recitava anche Salma Hayek.