Le sue prigioni

L’altro giorno il solito commissario schiavettoni, Marco Travaglio, doveva scrivere della Juventus ma entro la seconda riga era già riuscito a infilarci Andreotti e a coniare neologismi tipo «prescritto per mafia», addirittura a inventarsi che i prescritti «non sono innocenti, sono colpevoli». Ma si sarà mai chiesto, il secondino, perché esiste la prescrizione? Crede che l'abbia inventata Berlusconi, anziché essere parte dell'azione penale e della certezza del diritto? La prescrizione esiste perché non si ritiene ammissibile che un cittadino possa essere perseguito per tutta la vita, a meno che abbia compiuto un reato da ergastolo o contro l'umanità. Travaglio scrive che in Italia «le prescrizioni sono spacciate per assoluzioni», ma sono quelli come lui che in Italia scambiano le prescrizioni per condanne. La prescrizione comporta l’estinzione del reato, e chi non è condannato per un reato, qui in Occidente, è non-colpevole, e chi è non-colpevole, ergo, è innocente, talché il processo, ergo, non si doveva fare, non si dovevano sottrarre, concludendo, risorse altrove destinate. E se la prescrizione comporta solo un bieco computo del tempo, a che serve dunque un'analisi ossessiva dei fatti delittuosi? Ah già. A far libri.