Suez, Enel non scopre le carte Lunedì vertice Tremonti-Breton

Paolo Giovanelli

da Milano

Otto ore di consiglio di amministrazione Enel (con pausa pranzo) per esaminare il dossier Suez-Electrabel e rinviare, come previsto, ogni decisione. «Il cda ha proseguito l'esame delle iniziative all'estero anche in attesa di chiarezza del quadro istituzionale europeo» afferma infatti una breve nota, secondo la quale nella riunione sono anche stati esaminati i bilanci delle controllate. Un nuovo consiglio è stato convocato per il 22 marzo, con un giorno di anticipo rispetto al previsto, per approvare il bilancio 2005.
La partita vera deve quindi ancora cominciare e l’Enel (come dice chiaramente nel comunicato) aspetta le decisioni dell’Unione europea, dopo che avrà ricevuto la risposta del governo di Parigi che deve arrivare entro il 17 marzo. Ancora prima ci sarà il dibattito di mercoledì prossimo al Parlamento di Strasburgo proprio sul tema delle concentrazioni e della libera circolazione dei capitali. Ieri in Commissione a Bruxelles molti commissari si sarebbero espressi contro la posizione protezionista assunta dalla Francia nella vicenda Suez-Gdf. E il 22 e 23 marzo ci sarà il vertice dei capi di Stato Ue che inevitabilmente affronteranno la questione.
Enel ha comunque raccolto dalle banche i fondi necessari alla scalata, che saranno intorno ai 50 miliardi, anche se poi potrà ridurre l’indebitamento cedendo asset di Suez e quote di Electrabel. E a livello bancario si verifica la curiosa situazione di un Crédit Agricole (primo azionista di Intesa con il 17,8%) che appoggia la fusione Suez-Gdf, mentre Intesa stessa partecipa al pool di banche che finanziano l’Opa di Enel. Anche Sanpaolo Imi e Mediobanca ieri si sono schierati a fianco dell’Enel.
Tecnicamente, quindi, tutto è pronto per il lancio dell’Opa, compreso il prospetto. Il gruppo guidato da Fulvio Conti ha però i suoi buoni motivi per rinviare una decisione: non attende infatti solo il responso dell’Unione, ma anche quello della politica. Lunedì prossimo il ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, avrà un colloquio con il suo collega francese Thierry Breton a Bruxelles, dove i due parteciperanno alla riunione dell'Eurogruppo. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ieri è intervenuto sulla questione dichiarando: «Credo che dovremmo pretendere e ottenere dall'Europa che il mercato europeo sia libero». Berlusconi non ha neppure escluso la possibilità di una fusione Eni-Enel: «Non è un’ipotesi da scartare a priori» ha detto.
E in Francia la situazione si sta evolvendo: i sindacati non digeriscono la privatizzazione di Gaz de France e di Edf e hanno deciso uno sciopero per il prossimo 23 marzo. La fusione Suez-Gaz de France, infatti, provocherebbe la perdita del controllo pubblico su Gdf e sul nuovo gruppo che si andrebbe a formare, e per arrivare a questo occorre una legge apposita, perché attualmente lo Stato francese non può scendere sotto il 70 per cento. Ma una norma simile coinvolgerebbe anche Edf, che si vedrebbe automaticamente proiettata verso una privatizzazione.
Una prospettiva che spaventa i sindacati francesi che nei due gruppi pubblici hanno il grosso della loro base. E si dice che nel contempo il governo francese trova in Suez (e anche in Edf) una rete di «agganci» locali importanti a livello elettorale: soprattutto la gestione delle acque e dei rifiuti si presta a una rete di rapporti sociali ed economici non trascurabili. Il governo italiano dovrà così prima di tutto convincere Parigi che tutta la gestione del settore ambientale non interessa all’Enel, che la cederà ai francesi. L’unico interesse italiano è quello per Electrabel. Ammesso che questo basti a convincere Breton. Gaz de France e Suez da parte loro continuano a ostentare sicurezza e si dicono convinti del successo della fusione.
Nel contempo sale il malumore belga: il premier Guy Verhofstadt ha detto che «non è possibile che il 90% del mercato sia concentrato in una sola impresa» e ha aggiunto che il nuovo gruppo Suez-Gdf dovrebbe cedere le sue attività in Belgio, e quindi anche Electrabel.