Suez-Gdf: Parigi statalizza tutta l’energia

Veolia punta a rilevare acqua e rifiuti. Enel guarda al Belgio

da Milano

Alla fine la politica l’ha spuntata su tutto: ieri i due numeri uno dei gruppi francesi Suez e Gaz de France, Gerard Mestrallet e Jean-François Cirelli, hanno annunciato la fusione che darà vita a uno dei più grandi gruppi energetici europei per capitalizzazione e fatturato. Non solo, ma che darà vita al secondo gruppo energetico francese (dopo Edf) controllato dallo Stato, con palesi sovrapposizioni e conflitti di interesse: «È una nazionalizzazione di Suez» ha detto un analista parigino. Lo Stato francese diverrà infatti il primo azionista con una quota non inferiore al 35%: «Con il 40% lo Stato mantiene il controllo» ha detto il primo ministro François Fillon. Parigi detiene infatti l’80% di Gaz de France, una quota che verrà diluita con la fusione.
Per arrivare a un affare tra uguali, o quasi (nel 2006 Suez ha fatturato 44,3 miliardi, Gdf 27,2 miliardi), il gruppo guidato da Mestrallet scorporerà tutto il settore ambientale, di cui conserverà il 35 per cento. Il restante 65% verrà «girato» agli attuali azionisti di Suez. Il concambio sarà così di 22 azioni Suez contro 21 azioni Gdf: il nuovo polo farà capo per il 55% a Suez e per il 45% a Gdf (di cui il 35,6% in mano allo Stato). Curiosamente lo scorporo del settore ambientale coincide esattamente con i piani annunciati da Enel un anno e mezzo fa, che prevedevano la cessione alla francese Veolia di tutte le attività non energetiche. E ieri l’ad di Veolia, Henri Proglio, ha detto che sarebbe interessato alle attività di Suez nel settore acqua e smaltimento rifiuti se la società decidesse di vendere. Ma sono molti i gruppi che potrebbero farsi avanti per rilevare il settore: da Decaux a Vinci, da Eurazeo a Vendel. L’Enel, invece, potrebbe puntare agli asset eventualmente messi in vendita in Belgio.
La determinazione del nuovo capo dello Stato, Nicolas Sarkozy, è stata «determinante» per condurre in porto l’affare, ha detto Mestrallet. Contro la fusione si era schierata la sinistra (se avesse vinto alle ultime elezioni difficilmente si sarebbe fatta) e soprattutto i sindacati, oltre a una parte del mondo della finanza che non vede di buon occhio che Suez passi di fatto sotto la guida statale: «Gli azionisti di Suez cedono il controllo del loro gruppo senza nessun premio» ha sottolineato un analista francese. E non a caso ieri i titoli dei due gruppi hanno perso pesantemente in Borsa: Gaz de France è scesa del 2,7%, mentre Suez è scivolata del 3,3 per cento.
A spingere Sarkozy è stato anche il rinnovato rischio di un probabile assalto a Suez da parte di gruppi stranieri se la fusione non fosse andata in porto: un «affronto» che Parigi non era disposta a tollerare. E anche qui i rialzi di Suez, che nel corso dell’ultimo anno e mezzo avevano fatto lievitare il titolo del 19%, erano dovuti alla speranza di una bella battaglia in Borsa. Che non c’è stata. Opposizione sta venendo anche dai consumatori, che temono che la concentrazione riduca la concorrenza e porti a un aumento dei prezzi di gas ed energia.
Ora gli azionisti privati di Suez potranno consolarsi con la prospettiva di sinergie per un miliardo di euro entro il 2010 e con un margine operativo lordo che dovrebbe toccare i tre miliardi entro la stessa data. Intanto l’Ue resta alla finestra: la fusione è già stata notificata e approvata suo tempo con riserva. Ma ora i termini dell’accordo hanno subito modifiche.