Suez-Gdf: Sarkozy ha un piano

Smentite dal presidente dell’Enel, Gnudi, le voci di un’Opa imminente a 33 euro per azione

da Milano

Giallo nella vicenda Enel-Suez, ieri: voci di mercato, riprese da alcune agenzie di stampa, davano infatti come imminente il lancio di un’Opa su Suez a 33 euro per azione. Un report di Standard & Poor’s si spingeva a riferire che il gruppo russo Gazprom poteva essere coinvolto nell’offerta assieme a Enel. Secondo un’agenzia, un analista di un gruppo con base a Milano aveva anche affermato che il coinvolgimento di Gazprom nell’affare era «ragionevole perché la sua strategia punta alla distribuzione di energia sul mercato europeo».
Immediata la reazione del titolo del gruppo francese, che balzava del 3,2%, mentre il presidente dell’Enel, Piero Gnudi, definiva «assolutamente infondate» le voci di un’Opa, frenando così l’andamento dell’azione che tornava a un più contenuto guadagno dell’1,6%, mentre Enel guadagnava 0,46%. Voci di mercato sostenevano che le indiscrezioni sulla possibile Opa potevano anche essere state lanciate da ambienti francesi favorevoli alla fusione tra Suez e Gaz de France.
Fin qui il piccolo giallo. Ma ieri la vicenda Enel-Suez si è svolta anche su un piano ben diverso. Dopo che nei giorni scorsi si era sparsa la notizia che il ministro degli Interni francese, Nicolas Sarkozy, stesse pensando non alla privatizzazione di Gdf, ma alla pubblicizzazione di Suez, notizia poi puntualmente smentita, ieri il settimanale Le Chanard Echainé sosteneva che il ministro sta pensando a «partecipazioni incrociate» con Enel. «O lo Stato conserva più del 50% di Gdf o la fusione è morta», avrebbe commentato Sarkozy. Fonti del settore sostengono che i francesi starebbero pensando a «dimagrire» Suez cedendo consistenti asset di Electrabel all’Enel, in modo che la fusione Suez-Gdf diventi paritaria e lo Stato continui così a mantenere almeno la metà del capitale, dando vita a un colosso tutto francese difficilmente scalabile.