Suez-Gdf si incaglia nella crisi di Villepin

Scontro sui concambi: non piace il rapporto di uno a uno per i titoli dei due gruppi. L’Enel ora tace

Paolo Giovanelli

da Milano

La fusione Suez-Gaz de France, progettata per rispondere all’annunciata Opa di Enel, sembra sempre più vicina a incagliarsi nelle secche della politica parigina. Tutta la vicenda, partita con un chiasso che ha coinvolto i governi di Roma e Parigi, la Commissione Ue, e, ovviamente le imprese, piano piano sembra essersi infilata nelle sabbie mobili. L’ultima frenata è arrivata dallo scontro tra il primo ministro Dominique de Villepin (che a febbraio aveva lanciato la fusione tra Suez e Gdf) e il ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy, che ha indebolito il governo al punto da far chiedere agli osservatori se l’esecutivo ha ancora la forza di condurre in porto una fusione fortemente contestata dai sindacati che non vogliono saperne della privatizzazione di Gaz de France. E secondo gli osservatori, nel caso di una caduta di Villepin, il suo possibile successore Thierry Breton non sarebbe così rigido nell’opporsi all’eventuale Opa dell’Enel.
Comunque, senza la volontà (non basta solo l’appoggio) di Parigi di arrivare alla fusione Suez-Gdf è difficile che si concluda qualcosa. Non è un caso che il governo francese abbia rinviato senza chiasso la discussione della legge che permette allo Stato di scendere sotto il 70% nelle imprese pubbliche: tra i parlamentari sono sempre meno isolate le voci che sollevano perplessità su tutta l’operazione.
L’entusiasmo sembra scemare anche tra gli azionisti Suez: Albert Frère, che controlla il 7,2% del capitale e che siede nel consiglio di amministrazione, ha sottolineato recentemente il suo malumore per il concambio che prevede un rapporto di uno a uno tra le azioni delle due società. Il concambio chiesto arriva a una valorizzazione di 40 euro per il titolo Suez, contro gli attuali corsi di Borsa che lo situano intorno ai 30, mentre Gdf galleggia sui 28. Guarda caso il prezzo ipotizzato per l’Opa Enel si collocava sopra i 35 euro. E va ricordato che la poison pill varata dagli azionisti Suez che dovrebbe mettere i bastoni nelle ruote di Enel è stata varata con un voto a favore del 63%, che non basta per la fusione con Gdf che richiede una maggioranza del 75 per cento.
E i signori dell’Enel? Tacciono. Un silenzio che se inizialmente in ambienti finanziari (ma anche politici) veniva interpretato come una implicita rinuncia a lanciare l’Opa, adesso sembra avere il significato di un «wait and see». Lo scollamento che emerge tra i francesi favorisce gli obiettivi dell’ad Fulvio Conti, che dopo aver esternato a suo tempo forse con troppa fretta, adesso fa muro. La linea di credito da 50 miliardi rinnovata fino a fine giugno ha un costo non indifferente, ma permette di attendere l’evoluzione delle vicende parigine: le difficoltà di Villepin favoriscono l’Enel, che ha tutto l’interesse a stare alla finestra perché per ora il tempo sembra lavorare a suo favore. E la linea del silenzio ha anche un altro vantaggio: il titolo di Suez resta basso. In vista di una possibile Opa non è cosa da poco. Sempre che l’Enel finalmente decida di lanciare l’Opa: difficilmente si presenterà un momento migliore.