Suez, l’ex amico che fa paura al Belgio

La società nel mirino è la terza per capitalizzazione alla Borsa di Bruxelles

Alberto Toscano

da Parigi

C'è preoccupazione in Belgio per la scommessa di Suez, che ha lanciato un'Opa sulla propria filiale Electrabel, gigante energetico nazionale, presente anche in altri Paesi tra cui l'Italia. Il gruppo ha 15mila dipendenti, di cui 12mila nel Benelux. Alla Borsa di Bruxelles è al terzo posto per capitalizzazione. Adesso si teme che a farne le spese possano essere le sinergie tra le attività di Electrabel e quelle di altre filiali dei francesi di Suez. Ieri i rappresententi sindacali del gruppo belga hanno risposto con uno «staremo a vedere» al messaggio del presidente di Suez, Gérard Mestrallet, che aveva garantito il mantenimento dei livelli occupazionali. Il timore dei belgi è che Suez sacrifichi non tanto i posti di lavoro attuali quanto gli investimenti futuri e quindi le garanzie di sviluppo di Electrabel. Il cda della società belga ha tempo fino al 24 agosto per rispondere all'Opa di Suez, lanciata il 9 agosto. Ma i francesi sono in posizione di forza perché dalla loro parte ci sono le conseguenze di un passato che ancora brucia: l'Opa lanciata da Carlo De Benedetti il 18 gennaio 1988 sulla Société Générale de Belgique (Sgb), che aveva in portafoglio la quota di controllo di Electrabel, poi passata a Suez.
I belgi, che prima avevano chiesto l'aiuto francese in funzione anti-Cerus (questo il nome della holding parigina dell'Ingegnere, attraverso cui fu condotta l'Opa a Bruxelles), adesso vorrebbero forse un nuovo «Cavaliere bianco» in grado di difenderli dall'ingordigia di quello precedente. Ma le speranze belghe sono ben scarse: nessuno fa niente per niente ed era naturale che un giorno o l'altro i francesi di Suez presentassero il conto per il loro impegno finanziario del 1988. La «campagna del Belgio», durata da gennaio a giugno di quell'anno, fu onerosissima per entrambe le parti, affrontatesi quasi all'ultimo sangue (e all'ultimo franco) in Borsa come in Tribunale.
L'amaro riferimento al passato viene fatto in questi giorni dalla stampa belga, in cui non mancano frasi a proposito dell'«ironia del destino», che vede adesso gli amici trasformarsi in conquistatori. Secondo De Standard la fagocitazione di Electrabel «era scritta nel cielo dalla fine degli anni Ottanta». La stampa belga definisce Electrabel «la vacca da latte», visti i suoi utili stratosferici. Ecco La libre Belgique, altro quotidiano del regno, riportare la cruda frase di un sindacalista, che afferma: «Prima la vacca era a casa nostra e il suo latte finiva in Francia, adesso la vacca rischia di abbandonarci insieme al latte». In effetti l'utile netto di Electrabel (di cui Suez, in quanto azionista chiave col 50,8% del capitale, era già il principale beneficiario) è stato di 945 milioni di euro nel 2004, con un calo del 6,2% sul 2003. Adesso i francesi vogliono mettere le mani sul 49,2% delle azioni di Electrabel che ancora non sono in loro possesso. Alcuni degli stessi uomini d'affari belgi che nel 1988 fecero pendere la bilancia dalla parte di Suez sono in imbarazzo di fronte ai loro connazionali. Ma solo un miracolo potrebbe impedire ai francesi di vincere la loro scommessa.