Suggeriti dagli italiani i dubbi Ue sul decreto

«La Ue boccia il decreto rifiuti del governo Berlusconi!». Nel pomeriggio di ieri siti web e agenzie riferiscono dello stop che Bruxelles starebbe per imporre alla drastica cura sull’immondizia varata a Napoli dal premier. È sabato e gli uffici comunitari sono deserti. Conferme o smentite non ne trovi. Ma poi scopri che a diramare l’allarme è stato Valori, sito internet della Banca Etica che enumera tra i sostenitori Arci, Coop rosse, Legambiente e altre centrali d’interesse tutte piazzate a sinistra.
Non è tutto: dalla capitale comunitaria comincia a filtrare la notizia che non è tanto l’esecutivo comunitario - e in particolare gli uffici del commissario all’Ambiente, il greco Dimas - ad aver scovato irregolarità, quanto la documentazione fatta arrivare in quegli uffici. Ed è noto che molto si sarebbe data da fare in materia l’eurodeputata verde Monica Frassoni, contestando il decreto a causa delle deroghe decise dal governo Berlusconi. E guarda caso - a quello che riferisce Valori - negli uffici della direzione Ambiente della commissione, venerdì sera, gli occhi si sarebbero puntati su un paio di articoli del provvedimento italiano in cui si faceva appunto riferimento alle deroghe. Di che si tratta? Per sveltire i tempi dello smaltimento, a Roma si è pensato (articolo 9) di bypassare la valutazione di impatto ambientale delle discariche scelte da Bertolaso e (articolo 18) di fare a meno di analisi (igienico-sanitarie, prevenzione incendi, sicurezza sul lavoro, paesaggistica).
Certo: le normative Ue sono rigide ed è possibilissimo che la Ue possa aprire una procedura d’infrazione, ma è anche vero che i pareri Ue non sono vincolanti per i Paesi membri. E che l’emergenza merita una risposta immediata e senza paradossi che sarebbero comici se non fossero tragici. Già, perché per la Ue l’Italia va punita per l’accumulo dei rifiuti. E andrebbe punita se si affrettasse a eliminarli senza sottostare a regole che per 100 anni ne impedirebbero la distruzione. Il tutto, come al solito, organizzato non dall’Europa, ma da italiani che risiedono a Bruxelles e il cui unico compito non è salvaguardare il proprio Paese, ma contrastare un «governo non amico».
Alessandro M. Caprettini