Le suggestioni di Carlo Fava alla finale del «Premio Bindi»

Stefania Grazioso

Gran finale al Premio Bindi 2006, a Santa Margherita, che questa sera si chiude con l'esibizione di Carlo Fava e Francesco Baccini, cantautore genovese,tra i più significativi della seconda generazione cantautorale. I due artisti interpreteranno la musica di Umberto Bindi ripercorrendo quella che è stata una carriera indimenticabile di una delle voci più importanti della canzone d'autore italiana.
Bruno Lauzi, direttore artistico del Premio, renderà omaggio all'amico Umberto e premierà il vincitore che avrà la possibilità di incidere il proprio brano nel cd che Lauzi farà uscire a fine anno e riceverà una borsa di studio di 3 mila euro.
Si conclude così la seconda edizione di un appuntamento musicale d'alto livello artistico che ha visto ospiti del calibro di Antonella Ruggero, Morgan e Cristina Polegri.. Sul palco per l'appunto stasera salirà anche il cantautore milanese, Carlo Fava, vincitore della critica al Festival di Sanremo 2006. Carlo Fava è un raffinato interprete contemporaneo della musica d'autore, ma è anche un «uomo flessibile», come il titolo di un suo brano e del suo ultimo album, un artista che sa mettere in scena la canzone. «L'uomo flessibile» è la terza raccolta del musicista milanese che in origine doveva essere intitolato «Le notizie» come lo spettacolo teatrale che ha portato in scena lo scorso inverno: «Osservando la reazione del pubblico durante quelle rappresentazioni», spiega il cantautore, «mi sono reso conto che la canzone “L'uomo flessibile” è il cardine dell'intero spettacolo, così ho deciso di usarla come titolo del disco, che raccoglie il mio lavoro degli ultimi due anni. Il recital teatrale si intitola “L'uomo flessibile” pur rimanendo ancorato al susseguirsi delle notizie perché i monologhi che affiancano le canzoni saranno aggiornati secondo i fatti di cronaca e costume del momento».
L'uomo flessibile cantato da Carlo Fava, poliedrico alfiere del teatro-canzone, in realtà siamo tutti noi, uomini e donne comuni, che viviamo in una condizione di perenne precarietà, ma con l'illusione di avere il pieno controllo della situazione.
Anche Carlo Fava è un uomo flessibile: nei testi delle sue canzoni troviamo racconti intimi e privati («Tenera è la notte» e «Nuvola nera»), satira di denuncia politica e sociale («La palude», «Metroregione», «L'Italia non legge» e «Se fossi il futuro») e brani di puro divertimento come «Cofani e portiere» e «La malavita non è più».
«I temi del disco possono essere riassunti nella parola “precarietà”», spiega ancora Fava. «La flessibilità, infatti, all'inizio assume un connotato positivo perché genera l'illusione che si possa vivere una vita varia; però in seguito arriva la contastazione definitiva della sua connotazione negativa, perché nella vita ci vuole stabilità. Essere un uomo flessibile ha una doppia valenza: racchiude il senso del destino della nostra società, che deve driblare in continuazione la precarietà della vita».
Carlo Fava è un uomo flessibile anche nei gusti musicali, ma in questo caso non si tratta di precarietà bensì di orizzonti artistici assai ampi, che spaziano fra musica classica e l'opera lirica (con una predilizione particolare per Giuseppe Verdi), jazz (qui il beniamino è il pianista Bill Evans), cantautorato italiano (Tenco, Murolo, Gaber e Conte) e rock (da Jimi Hendrix ai Radiohead).