Sugli aerei con la stella di David un’arma che «acceca» il nemico

Un dispositivo ipertecnologico permette di manipolare elettronicamente i radar e i sistemi di comunicazioni dell’avversario

Quando i caccia israeliani hanno bombardato e distrutto in Siria, lo scorso 6 settembre, un misterioso obiettivo militare, forse un convoglio di armi per Hezbollah, forse un sito nucleare di Damasco, sono stati aiutati da una nuova arma segreta informatica. Un attacco di cyberwar ha consentito ai piloti di Israele di arrivare a Tall al-Abyad, presso il confine turco, colpire e tornare a casa senza che la temibile difesa aerea siriana si rendesse conto di quanto stava accadendo.
La mancata reazione siriana è in effetti sorprendente, perché i cacciabombardieri israeliani F-15 ed F-16, sono tutt'altro che Stealth (gli aerei invisibili)e, anche se utilizzati in modo intelligente, non potevano sfuggire ai radar siriani.
Una possibile spiegazione l’ha fornita Dave Fulghum, esperto e ben informato giornalista della rivista statunitense Aviation Week & Space Technology, il quale suggerisce che Israele potrebbe aver giocato uno scherzo in puro stile cyberwar contro i siriani, utilizzando una tecnologia di guerra informatica equivalente a quella soprannominata Senior Suter negli Stati Uniti. Questa tecnologia permette di «invadere» elettronicamente la rete di comunicazione e di comando e controllo che connette i vari radar e i siti della difesa aerea dell'avversario.
Nella forma più elementare consente all'attaccante di «vedere» quello che stanno vedendo i radar del nemico, ma le varianti più evolute consentono operazioni più complesse: puntare i radar e i loro occhi elettronici là dove non c'è nessuno, riempire gli schermi e i calcolatori della difesa aerea di bersagli immaginari, eliminando o mascherando quelli reali.
Fulghum ritiene che un attacco del genere fornisca una spiegazione ragionevole a quanto accaduto. In pratica gli aerei israeliani hanno sorvolato la Siria in lungo e in largo e né le batterie missilistiche né la caccia sono intervenute perché non hanno visto il nemico. Naturalmente anche il profilo di volo e la rotta di attacco e fuga sono stati scelti con cura, cercando di passare lontano dai radar nemici e sfruttandone poi le zone d'ombra o le deficienze tecniche. Ma senza l'attacco di cyberwar preventiva i piloti israeliani avrebbero rischiato di trovarsi coinvolti in una battaglia aerea.
Gli Usa sono molto avanti in questo campo e hanno già impiegato queste tecnologie di attacco contro i sistemi di difesa aerea, ad esempio in Irak nel 2003, utilizzando una versione rudimentale del Senior Suter, che può essere trasportato a bordo di aerei pilotati e senza pilota.
E se il ministro della Difesa israeliano Ehud Olmert (ex premier e il soldato più decorato del suo Paese) ha scelto di giocare una carta così preziosa, svelandone l'esistenza ai suoi nemici, il bersaglio che è stato colpito doveva essere davvero importante. Ora infatti siriani e iraniani stanno chiedendo ai loro fornitori russi di armamenti come mai missili e radar di difesa aerea nuovi di zecca diventino ciechi contro gli aerei israeliani… e a maggior ragione contro quelli americani.