Sugli alberghi la maggioranza va in pensione

Sposati davvero non lo sono mai stati. Ora anche l’Unione di fatto non c’è più. Neppure un Dico li tiene assieme. In Regione il divorzio politico rischia di consumarsi in albergo. O in camping, o anche in una spiaggia libera attrezzata. Insomma, in una qualsiasi struttura turistico ricettiva che la sedicente maggioranza vorrebbe codificare con una legge, un testo unico. Per semplificazione, è la legge sugli alberghi, la legge che vorrebbe mettere vincoli a ogni struttura. La legge che l’assessore al turismo Margherita Bozzano ha cercato in tutti i modi di portare in aula sfidando l’opposizione e forzando la mano ai suoi stessi alleati, ha fatto saltare i fragili equilibri. Ieri un avvilito e imbarazzato Michele Boffa, consigliere ulivista presentatore della legge solo formalmente, ha salvato la faccia alla giunta proponendo di ritirare il provvedimento, perché in aula non c’erano i numeri per approvarlo. Dai banchi della maggioranza se n’erano andati sbattendo porte e seggiolini tutti i consiglieri del Forum della sinistra. Anche i Verdi erano pronti al «no».
Tutto perché l’assessore si era impuntata. E aveva voluto a tutti i costi reintrodurre «l’articolo 43», quello che mette vincoli a danno dei proprietari. Quello che addirittura, con un comma dell’ultimo minuto aggiunto a sorpresa, vorrebbe imporre procedure burocratiche lunghe mesi se non anni e passaggi tecnici in ogni ente anche a quegli albergatori che volessero dare impulso alle loro attività ad esempio trasformando due o tre camere in suite o in sala congressi.
L’Udc con Matteo Marcenaro e Nicola Abbundo avevano tentato fin dalla commissione di far ragionare l’assessore, offrendo, come il resto del centrodestra, la disponibilità a un’astensione per far passar la legge, a patto che le norme capestro venissero ritirate. Sembrava fatta, ma Margherita Bozzano ha tirato diritto. Risultato? Ieri mattina il consiglio regionale è stato anche sospeso per cercare un accordo nella maggioranza, ma la pausa è servita alla sinistra radicale per urlare ancor più forte la sua rabbia per il ventilato ritiro dell’articolo ammazza-alberghi che difendeva a ogni costo. E a proposito di tenore di voce, anche il vicepresidente Massimiliano Costa, nei corridoi, non ha risparmiato i decibel per inveire contro gli alleati capricciosi e sempre pronti ai ricatti. Niente da fare, la maggioranza non c’era più. Meglio battere in ritirata.
«Questa norma, in effetti, rispondeva alla parte più estrema di questa maggioranza che continua a vedere nell'intrapresa privata, e in particolare in quella turistica, un qualcosa di negativo, da limitare e tenere sotto controllo», osserva rattristato Marcenaro dell’Udc. Luigi Morgillo, capogruppo di Forza Italia, va oltre e fa notare come «da quando si è iniziato a parlare di Pd, nella nostra regione il forum delle sinistre ha incominciato a scalpitare. È da prima dell'estate che il consiglio non riesce a legiferare e la giunta non produce efficaci provvedimenti a causa dei diktat di Rifondazione Comunista e del resto della sinistra radicale». Anche Gianni Plinio, capogruppo di An, protesta per quella che orami è l’acclarata «improduttività e inutilità dell’amministrazione Burlando, diventata solo una palla al piede per i liguri». Tanto che ieri è andata in scena anche l’ennesima farsa sulla legge per la caccia allo storno e al fringuello che rischia di essere approvata quando gli uccelli sono già migrati.
La Sinistra radicale conferma l’impasse, puntualizzando solo che la paralisi è colpa del Pd. E oggi pomeriggio ci sarà un vertice di maggioranza con la partecipazione di Burlando. Un vertice «che non si chiuderà a tarallucci e vino, perché è una questione politica, di metodo». «Cosa stiamo ancora a fare in questa maggioranza? - si chiede Giacomo Conti, segretario regionale di Rifondazione -. E non ci vengano a dire le solite cose, che se si apre la crisi torna la destra. Continuando su questa strada tornerà comunque e per questo comincio a dubitare che sull’altare di questa “responsabilità” si possa sacrificare la stessa nostra esistenza. Basta con i ricatti. Basta con l’autoreferenzialità del Pd». Basta con Burlando?