«Sugli aumenti in busta paga il governo ha illuso gli italiani»

Il sociologo: «Facendo credere che gli sgravi fiscali promessi sarebbero toccati a tutti l’esecutivo ha fatto disinformazione»

da Milano

Sulla Finanziaria il governo ha fatto disinformazione, ha illuso il popolo delle buste paga promettendo aumenti indiscriminati per tutti, portando a esempio misure che riguardavano solo una parte dei dipendenti. Così il sociologo Luca Ricolfi, sulla Stampa di ieri, ha fatto le pulci alle «simulazioni» del governo, e ha confermato quanto Il Giornale e tutto il centrodestra sostiene da settimane: l’aumento dei redditi per i dipendenti è un bluff.
«Comunque si facciano i conti - ha scritto ieri il sociologo - i benefici della manovra riguardano un dipendente su quattro». Che in media otterrà «89,6 euro l’anno, ovvero 7,5 euro al mese. Siamo sempre molto lontani dalle promesse agitate in campagna elettorale». Dalle colonne del quotidiano torinese Ricolfi parla espressamente di una campagna di «disinformazione» ai danni dei dipendenti messa in atto da Palazzo Chigi in maniera scientifica e basata su quattro capisaldi: «Parlare il più possibile dei lavoratori con moglie e figli a carico», senza però specificare che rappresentano appena il 30% dei dipendenti; includere «la riforma degli assegni familiari alle nuove aliquote Irpef»; «sorvolare sull’aumento dei contributi a carico dei dipendenti».
In questo modo, spiega il sociologo, la gente si è illusa che «la maggioranza dei dipendenti avrebbe avuto gli aumenti promessi». Il governo, questa è insomma l’accusa lanciata da Ricolfi, ha promesso un aumento con la sinistra e ha ridotto gli stipendi con la destra. «L’Unione - commenta - ha fatto miracoli nella comunicazione dei contenuti della manovra», e in questo, sottolinea Ricolfi, ha avuto la complicità indiretta di giornali e tv che hanno alimentato «l’impressione che la redistribuzione dei redditi per le fasce deboli fosse più ampia».
In pochi ci hanno guadagnato, in tanti ci hanno perso. La stangata in busta paga ha interessato due dipendenti su tre. E i pochi aumenti in busta paga in realtà sono di circa 10 euro al mese, riservati soprattutto per redditi annui compresi tra 15mila e 20mila euro lordi e comunque destinati a essere «mangiati» dalla batosta in arrivo con addizionali comunali, regionali e Ici, come ha documentato ieri Il Giornale. A maggior ragione se si è single e se si vive in Comuni e Regioni come il Lazio e l’Emilia-Romagna. Stesso discorso dicasi per i vantaggi del cuneo fiscale, strombazzati in pompa magna dal premier Romano Prodi e sostanzialmente annullati in molti casi. Mentre i lavoratori precari hanno scoperto, non senza sorprese, che l’aumento dello 0,3% dei contributi Inps a carico del lavoratore, decisi dal governo per scongiurare il ricorso al lavoro flessibile, si sono materializzati in decurtazioni medie da 15 euro, a fronte di stipendi anche inferiori a mille euro.
Tanto rumore per dieci euro al mese. Spiccioli, considerato il costo della vita e la raffica di rincari in arrivo su energia, trasporti, canone Rai e alimentazione. Altro che 30 e più euro al mese in più evocati nei proclami del governo durante i giorni di approvazione della Finanziaria e ribaditi anche nei giorni scorsi. La realtà delle cifre è molto diversa, e gli italiani se ne sono amaramente accorti. A ridimensionare le cifre ottimistiche del viceministro all’Economia Vincenzo Visco, dopo l’allarme stipendi lanciato dal web e ripreso dalla Uil, ci ha pensato anche l’Ufficio studi della Cgia di Mestre. Ribassi per molti, confermati dalle buste paga dichiarate su internet in forma anonima da dipendenti e pensionati furiosi (e single). Ma sono dati che il governo si rifiuta di prendere in considerazione. Nonostante l’evidenza dei fatti.
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