Sugli emodializzati del San Giacomo non tornano i conti

Si salvi chi può. Sull’offerta sanitaria nel Tridente Marrazzo cambia, in corsa, le carte in tavola. In via Canova rimarrà solo l’ambulatorio e non sarà allestito alcun primo soccorso. Così è scritto nel provvedimento di chiusura dell’ospedale San Giacomo mentre manca un programma per la sistemazione dei pazienti. Eppure, malgrado le cose stiano così, dalla viva voce del commissario si apprende: «Nessun vuoto nell’assistenza ai pazienti in emodialisi e nessuna interruzione sulla continuità assistenziale». In pratica, almeno a parole, avrebbe già sistemato le cose. Secondo il piano di riorganizzazione ospedaliera, infatti, si prevedrebbe la sistemazione dei pazienti emodializzati in due diverse strutture: la Diagest, che secondo il commissario ne tratterebbe 25 e la Nostra Signora della Mercede, che ne accoglierebbe 9. La sfilza di condizionali è d’obbligo perché mentre la Diagest (in zona Piramide) vanta solo 18 posti letto per l’emodialisi, così come si apprende dal sito web, Nostra Signora della Mercede (a Coppedé) è una clinica privata e quindi offre prestazioni solo a pagamento. È curioso che Marrazzo non si sia informato presso l’Asl RmA di queste strutture. Ma non finisce qui. Il punto di primo soccorso, ossia un pronto soccorso di I livello (senza rianimazione) in via Canova, non si farà anche se lo stesso Marrazzo lo ha già annunciato. Di fronte al San Giacomo verrà completato un ambulatorio di prossimità dove sarà possibile eseguire bendaggi, misurare la pressione sanguigna, visitarsi per un leggero malore. In caso di sintomi più gravi che necessitano di indagini più approfondite, i pazienti dovranno essere necessariamente trasferiti o si dovranno, alla peggio, recare con le proprie gambe presso un vero e proprio presidio ospedaliero. Già, ci vuole poco a rendersi conto che in quei locali di 800 metri quadri appena non possono centro trovare posto apparecchiature adeguate. Le sale a disposizione infatti non sono attrezzate per contenere macchinari di diagnostica che tra l’altro devono essere schermati per evitare radiazioni. Così per gli impianti elettrici che non mostrano sufficiente potenza a garantire il funzionamento dei macchinari. E allora? I pazienti del centro dovranno rassegnarsi a cercare un altro ospedale.