«Sugli Ogm non torniamo indietro»

I due si sono parlati da un padiglione all’altro di Fiera Verona, dove giovedì scorso è stata inaugurata Fieragricola. Da separati in casa, senza guardarsi. E se le sono dette di santa ragione. Da una parte il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia; il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, dall’altra.
Un duello a distanza ravvicinata sulla questione Ogm, vale a dire i prodotti da agricoltura transgenica. E i toni alti dello scontro hanno già prodotto alcuni effetti.
Nella posta elettronica della direzione generale di Confagricoltura, infatti, ieri mattina è arrivata una e-mail con tanto di «venduti alle multinazionali», ma anche auspici di morti dolorose e pene da espiare all’inferno.
Presidente Vecchioni, il ministro Zaia è irremovibile. Lo scontro si fa duro.
«Noi non abbiamo motivi di retrocedere, confortati anche dalla sentenza del Consiglio di Stato. Le nostre convinzioni sono avvalorate dalla comunità scientifica. E 10mila ricercatori hanno confermato che gli Ogm fanno il bene dell’agricoltura. Non cerchiamo lo scontro, ma il confronto. È in gioco la libertà d’impresa, e l’imprenditore deve poter competere sul mercato ad armi pari, nel rispetto di quanto ha previsto l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare».
Però Zaia non è il solo a sostenere che non saranno i cibi biotech a migliorare la qualità della vita e la salute nel mondo...
«Facciamo chiarezza: il biotech non è sostitutivo del prodotto tradizionale, né in antitesi. È complementare in termini di opportunità per l’imprenditore, tenuto conto degli indubbi vantaggi per il mais che risulta resistente agli attacchi di micotossine nocive per l’uomo. Mi chiedo perché noi dobbiamo importare e non coltivare gli Ogm. Un sondaggio commissionato all’Ispo ci informa che il 57% dei consumatori non sa che ogni anno siamo costretti a importare soia per mancanza di produzione nazionale. C’è un’informazione fuorviante, ma bisogna sfatare i luoghi comuni. Esempio: non è vero che quelli Ogm sono semi sterili, e non è assolutamente vero che minacciano la biodiversità agricola. Soprattutto in Argentina esistono molteplici varietà di soia che convivono con le coltivazioni tradizionali».
Quindi via libera alle nuove frontiere del biotech?
«La nostra è una linea di assoluta trasparenza, e possiamo affermare che frutti supernutrienti, piante produttrici di proteine utili come vaccini (contro epatite B, afta epizotica, carbonchio) oppure di anticorpi (planticorpi) per le diagnosi e il trattamento di malattie contagiose e tumori, o altre piante con proprietà farmaceutica (enzimi, ormoni della crescita), non sono frutto di farneticazioni».
Intanto vi arrivano anche minacce via e-mail...
«Già, siamo oggetto di auguri per una migliore fine e soprattutto lenta e dolorosa. Pazienza, affronteremo il nostro destino... Perderei il mio tempo a discutere di queste minacce. Purtroppo ci troviamo di fronte a una cultura che esalta posizioni estremiste e localiste, tipiche di quelli che dicono no al nucleare o alla Tav, di quelli che mistificano le tecnologie determinando grandi problemi per lo sviluppo del Paese. Non ci spaventano le minacce e gli auguri di morte. Ci preoccupa piuttosto che su un tema così delicato ci sia un rifiuto al dialogo sereno, competente e supportato da tutte le fonti scientifiche, preferendo far prevalere opinioni personali».
Il coordinamento ricercatori (Sagri), al quale aderiscono anche la Fondazione Umberto Veronesi, Rita Levi Montalcini e altre prestigiose associazioni, è favorevole al biotech.
«Infatti. Sagri sostiene che il mais “Bt”, unico Ogm coltivabile in Europa, e che sarà seminato in Italia tra 87 giorni, è più sicuro dello stesso mais da cui deriva».
Insomma presidente, la mangiamo o no questa polenta transgenica?
«Certo che sì. Proprio oggi ho letto di un sondaggio lanciato dall’Eco di Bergamo. Bene, nonostante la disinformazione, il 57% dei lettori di quel giornale ha risposto “sì”. I contrari sono il 41%. Risultato buono, ma migliorabile se l’informazione sarà più attenta».