Sugli sci negli anni Trenta

Gli sport invernali nelle tele espressioniste del pittore austriaco Alfons Walde

Fra gli anni Trenta e Quaranta, lo sci cominciò a diventare «popolare». Ma bisogna intendersi sul significato di «popolare». La diffusione ancora limitata dell’automobile, le condizioni delle strade di montagna e degli scarsi e rudimentali impianti di risalita, ne facevano in realtà uno sport ancora del tutto pionieristico. In compenso quei «pionieri» che si inerpicavano a piedi e riuscivano a farsi non più di un paio di discese al giorno, avevano a disposizione paesaggi immacolati e silenzi rotti solo dal fruscio degli sci sula neve. quasi inimmaginabile, oggi. La sensazione di riuscire a dominare le solitudini doveva diventare allora inebriante, generando una futuristica esaltazione delle capacità dell’uomo e dei suoi mezzi.
Senza riferimento a queste sensazioni, forse non si capiscono appieno le immagini del pittore austriaco Alfons Walde (1891-1958), esposte fino al 5 marzo all’Archivio di Stato di Torino (via Piave 21): un’esplosione di allegro vitalismo, tele fitte di sciatori con i maglioni colorati, cui fanno da contrasto candide e solitarie coste nevose e i silenti villaggi dell’amato Tirolo.
Nato a Oberndorf, Alfons Walde scelse poi come residenza Kitzbühel, un’abitudine interrotta solo dagli studi giovanili a Vienna dove entrò in contatto con gli ambienti secessionisti e dalla dura esperienza della guerra. Nonostante i contatti con Klimt e Schiele, l’arte di Walde inclinò piuttosto verso l’espressionismo, nella scelta dei colori e delle forme, come dimostrano i suoi nudi femminili, le sue solide donne tirolesi dalle lunghe gonne nere, la squadrata architettura dei paesaggi. Dai quadri «sportivi» emana un’appassionata adesione a una natura che si credeva allora di poter «frequentare» e dominare senza distruggerla. Illusione che sarebbe presto caduta.