Ma sugli statali Forza Italia punta su meritocrazia e tagli

I due parlamentari Quagliariello e Sacconi presentano quattro emendamenti per contenere la spesa pubblica: «Sono a costo zero, se non passano li porteremo in aula»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Risparmio e meritocrazia come principi fondanti della contrattazione nel pubblico impiego. È l’assunto sul quale poggiano quattro emendamenti presentati dai senatori di Forza Italia, Gaetano Quagliariello (presidente della Fondazione Magna Charta), e Maurizio Sacconi.
Le proposte sono a costo zero e oggi saranno dibattute in commissione Bilancio a Palazzo Madama. Se non passeranno «siamo pronti a ripresentarle in aula», sottolinea Quagliariello. Una delle proposte-cardine è la ridefinizione del meccanismo di silenzio-assenso nella contrattazione collettiva. Il testo della Finanziaria approvato dalla Camera prevede che i contratti diventino efficaci a partire dal cinquantacinquesimo giorno successivo alla loro stipula e alla Corte dei conti e al governo sono lasciati 40 giorni per formulare eventuali rilievi. In pratica, modificare eventuali difetti diventa pressoché impossibile.
Con l’emendamento Quagliariello-Sacconi la procedura viene interrotta in caso l’esecutivo formuli osservazioni e addirittura Aran (l’agenzia pubblica che stipula i contratti; ndr) e sindacati devono ricominciare l’iter se la Corte dei conti non dovesse rilasciare il suo nullaosta. Allo stesso modo, è vietato all’Aran di sottoscrivere contratti senza il via libera della magistratura contabile. In questo modo l’agenzia governativa verrebbe definitivamente sganciata da quelle pressioni sindacali che hanno portato alla revoca dell’ex presidente Raffaele Perna. Ma c’è di più: i contratti (come nel settore privato) entrano in vigore il giorno seguente la stipula e per gli eventuali periodi scoperti tra scadenza e rinnovo è possibile prevedere un una tantum (attualmente si recupera per intero la differenza; ndr).
Il secondo emendamento stabilisce che nella contrattazione collettiva vengano fissati i limiti di quella integrativa. Si tratta di un «presidio» per il monitoraggio della spesa pubblica: i contratti nazionali, infatti, hanno mostrato incrementi non molto superiori al tasso di inflazione ma a livello locale le retribuzioni tendono a lievitare. In più si stabilisce che il 40% delle risorse sia destinato alla produttività individuale «secondo criteri e parametri oggettivo riferibili alla qualità dei singoli dipendenti». Anche sugli integrativi viene poi rafforzata la vigilanza della Corte dei Conti.
Il terzo emendamento presentato da Quagliariello e da Sacconi introduce la misurazione della responsabilità dirigenziale per contenere il fenomeno dilagante del collocamento dei dirigenti di prima e seconda fascia al livello retributivo più elevato. Allo stesso modo, si propone un giro di vite tanto sul conferimento degli incarichi di consulenza (facilitando il distacco di lavoratori da altre amministrazioni) quanto sulle esternalizzazioni, ovvero sulla creazione di società ad hoc dove reclutare nuovi assunti. Il ricorso a manager esterni viene ulteriormente limitato, mentre i criteri di merito diventano qualificanti per l’avanzamento di carriera. Ma soprattutto per gli enti locali in dissesto si riduce del 50% il fondo di amministrazione per gli incarichi dirigenziali. L’ultima proposta di modifica è firmata insieme all’ex ministro Lucio Stanca e obbliga gli enti ad applicare entro il 2009 il codice dell’amministrazione digitale per conseguire ulteriori risparmi.
«Ci sono state delle aperture anche da parte della maggioranza - conclude Quagliariello - che troppo spesso ha predicato bene e razzolato male accontentando tutte le richieste dei sindacati e in particolare della Cgil. Oggi potremo avere la controprova».