«Sugli stipendi stanerò la sinistra»

Gianni Plinio ieri non poteva credere ai suoi occhi. Le strette di mano, le telefonate e le mail di consenso se le aspettava, in fondo. Ma l’assist di Romano Prodi, quello è arrivato di sorpresa. Aveva proposto una tassa annua del 10 per cento su tutti i compensi dei politici. Nelle stesse ore, il candidato premier del centrosinistra andava ripetendo cose non molto dissimili: «Dobbiamo ridurre gradualmente i costi della politica, perché i politici devono essere i primi adare il nbuon esempio». Ora, prodiana gradualità dei tagli a parte, che certe cose si fanno tutte e subito o non si fanno, Plinio ha allargato uno dei suoi sorrisi più gaudenti: «A questo punto voglio sperare che siano proprio i consiglieri di centrosinistra a votare per primi, senza interessati distinguo, il mio ordine del giorno» sfida gli avversari in consiglio regionale.
Di più, il capogruppo di An mette spalle al muro chi pensava di liquidare la questione facendo spallucce: «A dimostrazione della mia buona volontà a inviare un positivo segnale unitario all’opinione pubblica, metto a disposizione il documento a tutti i colleghi che intendessero sottoscriverlo» fa sapere Plinio. Che poi avverte: «Una cosa è certa: al momento del voto in consiglio ognuno si assumerà le proprie responsabilità e il giudizio finale comperterà ai nostri concittadini». I quali concittadini, ieri hanno scritto, a Plinio e al Giornale, in un coro di «go on».
«Finalmente qualcuno si muove seriamente! - scrive entusiasta Pier Luigi Gardella da Bogliasco -. Una proposta concreta e soprattutto consistente perché il risparmio che se ne otterrebbe non è cosa da poco». A nessuno sfugge, però, che non mancheranno i bastoni tra le ruote. «Sono convinto che occorra un vasto sostegno all’iniziativa di Plinio, attraverso i giornali, le televisioni, se occorre con manifestazioni di piazza» lancia l’appello Gardella.
Perché, si infervora: «Lo spreco di denaro pubblico parte proprio dagli emolumenti ai politici, per poi dilatarsi anche, teniamolo presente, in quel sottobosco della politica fatto di auto di servizio, blu, bianche e di tutti i colori, fatto di segretarie, portaborse, giornali di partito, permessi sindacali, cellulari di servizio, «benefit» vari ed eventuali». L’invito è a non mollare: «Come diciamo a Genova «tegnimughe dïtu».