«Sui barconi gente reclutata da criminali Maroni? Esegue i miei accordi con la Libia»

nostro inviato a Sharm El Sheikh

Lo aveva già detto lunedì sera dopo il suo arrivo in Egitto e lo ripete senza incertezze in mattinata, prima che si apra il summit intergovernativo con Mubarak. Segno che nonostante le perplessità del Consiglio d'Europa e dell'Onu, Berlusconi resta convinto che la strada seguita dal governo nella lotta all'immigrazione clandestina sia quella giusta. Perché, ribadisce, «salvo casi eccezionali» tra coloro che salpano quasi quotidianamente verso le coste italiane «non ci sono rifugiati, ma gente reclutata in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali» che «paga il biglietto» per sbarcare in Italia. Queste persone, spiega, «non sono spinte da una loro speciale situazione all'interno di Paesi dove sarebbero vittime di ingiustizie», condizione che gli permetterebbe di beneficiare dello status di rifugiato, ma «sono reclutate in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali». Con l'eccezione di chi effettivamente «fugge» per sopravvivere, perché in quel caso, l'accoglienza è «doverosa». E, aggiunge, «non credo ci sia nessuno che avendo i requisiti, possa dire di non essere stato accolto». E tanto Berlusconi è deciso a non arretrare di un passo nella linea della fermezza che non solo il premier «benedice» le scelte di Maroni ma si assume di fatto ogni responsabilità della politica dei «respingimenti». D'altra parte, spiega, gli accordi bilaterali con la Libia «li ho gestiti e sottoscritti io».
Un modo per rendere più autorevole la posizione dell'esecutivo sul fronte immigrazione, certo, ma pure un segnale chiaro all'elettorato leghista quando alla doppia tornata elettorale amministrative-europee manca ormai meno di un mese. Che nel Pdl siano in molti a lamentare un eccesso di protagonismo del Carroccio, infatti, non è un mistero. Soprattutto dopo che la Lega ha cavalcato come suoi successi provvedimenti sui quali si era spesa l'intera maggioranza. Berlusconi, dunque, punta a evitare possibili fraintendimenti. E lo fa in modo inequivocabile quando dice che Maroni semplicemente «esegue quelli che sono gli accordi presi direttamente da me con il leader libico Gheddafi». Punto su cui concorda La Russa, anche lui notoriamente non troppo entusiasta di alcune posizioni leghiste, soprattutto sui temi cari ad An come immigrazione e sicurezza. I ministri di Interno e Difesa, spiega, sono semplici esecutori.
Ma il fatto che si avvicinino le elezioni e che inevitabilmente nella maggioranza scatti quella che sia Berlusconi che Bossi hanno definito una «competizione leale» non significa certo che il Cavaliere sia intenzionato ad affondare fendenti contro gli alleati. «Certamente - spiega il premier - a volte la Lega esagera, ma devo dire che sono esagerazioni più di facciata che di sostanza perché poi sono persone per bene e anche nelle amministrazioni locali sono coloro che danno di più per aiutare chi ha bisogno di una mano». Un riconoscimento non da poco, soprattutto se si pensa che a giugno voteranno per Comuni e Province quasi la metà degli italiani. E se lunedì sera Berlusconi aveva preferito non rispondere a chi gli chiedeva dei distinguo di Fini («non mi va di entrare in questo discorso»), prima del summit con Mubarak (nella foto a sinistra) un messaggio agli ex di An lo lancia. Quando i cronisti gli chiedono delle presunte frizioni tra Lega e An, infatti, la replica del premier è eloquente. «Non credo si possa parlare di polemiche», osserva, anche perché «An è un partito che non esiste nominalmente dal momento che è confluito nel Pdl e quindi c'è una politica unitaria». Detto questo, Berlusconi invita tutti gli alleati a «non offrire all'opposizione pretesti di polemica e di campagna elettorale». L'esempio è quello delle ronde che, dice, «sono tutt'altro rispetto a quello che dice l'opposizione». Parole di elogio, invece, per Fassino e Rutelli, gli unici del Pd a essersi schierati a favore della politica dei rimpatri: sono persone di «buonsenso».
Dalla penisola del Sinai, dunque, quello che arriva a Roma è un messaggio chiaro agli alleati, a quelli dentro il Pdl (gli ex di An) e a quelli della Lega. Ai primi per richiamarli a un'azione comune, visto che ora sono tutti sulla stessa barca del Pdl, ai secondi per invitarli a una maggiore prudenza nel mostrarsi all'esterno come gli azionisti di maggioranza del governo.