«Sui bus romani un caldo africano»

Guasti record sulle vetture. Condizioni di lavoro massacranti. Un contratto di servizio da rispettare anche a costo di bloccare ferie e permessi. Per il neoamministratore delegato di Trambus spa, Raffaele Ranucci, la «luna di miele» con il nuovo incarico rischia di essere breve. Insediatosi giovedì al posto di Filippo Allegra, l’ex assessore regionale al Turismo - sacrificato nel doloroso rimpasto di giunta - è stato catapultato dall’arena della Pisana a quella, non meno infuocata, del trasporto pubblico capitolino.
Mercoledì 12 settembre ci sarà lo sciopero indetto dai sindacati dell’azienda comunale che gestisce il tpl di superficie. Una decisione figlia di un disagio incancrenito. Si pensi al problema dell’aria condizionata a bordo: secondo le stime di Trambus, su un parco di 2500 vetture quelle dotate dell’impianto di climatizzazione sarebbero 1200. Una cifra che sembra lontana dalla realtà, specie in relazione alle spaventose percentuali di guasti riscontrati. E l’emblema di tutto ciò è la rimessa filobus di Montesacro, dove quotidianamente rientra per problemi al sistema l’80 per cento delle vetture. Tanto che il ricorso ai mezzi sostitutivi a gasolio dalla rimessa di Portonaccio è ormai la regola, alla faccia dell’«effetto recupero» anti-inquinamento. Il culmine alla metà di luglio, quando su 14 filobus della linea «90 express» ne rientrarono per difetti al sistema di climatizzazione ben 16 (con due che bissarono il ritorno alla base). Un caso che spinse il vicepresidente del Consiglio comunale, Vincenzo Piso (An), a visitare il deposito per cercare risposte ai disservizi.
Ma non finisce qui. Sabato 25 agosto, ancora a Montesacro, su 30 vetture del parco, 24 avevano l’aria condizionata «rotta». Il giorno seguente, domenica 26, su 30 vetture quelle con problemi alla «a.c» erano 26. Non va meglio alla rimessa di Grottarossa, dove lunedì 27 agosto, su 280 autobus in uscita, su 137 si sono verificati difetti di vario genere, oltre ai «soliti» 22 con guasti alla climatizzazione. E gli autisti che si ribellano alle temperature africane a bordo? «Spesso i colleghi che chiedono la vettura di sostituzione - spiega Gioacchino Camponeschi, membro del coordinamento delle Rsu di Trambus - al capolinea, oltre a non ottenerla ricevono pressanti inviti a continuare il servizio da parte dei responsabili aziendali, venendo in alcuni casi rapportati disciplinarmente». La conseguenza, prosegue Camponeschi, «è che in tanti - specie i neoassunti ancora non stabilizzati - rinunciano perché se si segnalano più di 10 guasti in un anno sul foglio di marcia, si rischia persino il licenziamento». E gli esempi non mancano: «Martedì - conclude Camponeschi - sulla linea “30” l’autista ha richiesto la vettura sostitutiva. In risposta è arrivato l’ispettore che gli ha fatto rapporto. Il 27 luglio, sempre sul “30”, un altro è stato “rapportato” per interruzione di servizio dopo essersi recato al pronto soccorso ed essere stato refertato con due giorni di prognosi». L’altra questione scottante è il rispetto del contratto di servizio con il Comune. Nei giorni scorsi, dopo essersi resi conto dell’impossibilità di coprire entro il 31 dicembre i 120 milioni di chilometri previsti - anche per il ritardo nelle nuove assunzioni -, i vertici di Trambus decidono di anticipare di ben 15 giorni l’orario dei turni invernali per aumentare le corse: un primo tentativo viene bloccato dal sindacato. Ma l’azienda aggira l’ostacolo incrementando il servizio con 285 «turni a sussidio», e il blocco di ferie e permessi: un super-impegno superfluo e paradossale, con la città e gli autobus ancora semivuoti.