«Sui clandestini Italia in linea con le regole Ue»

RomaEsce dall’Aula poco dopo le cinque, insieme a Giulio Tremonti. E si piazza al suo fianco, a ridosso del Transatlantico. Alza un po’ il tono della voce e nega litigi con il ministro dell’Economia, smentendo scontri sulle coperture finanziarie per la ricostruzione in Abruzzo. Anzi, fa rima con «sintonia assoluta» il messaggio che il Cavaliere consegna a Montecitorio. Poi, però, allarga il discorso. E ne approfitta per ribadire la bontà dell’azione dell’esecutivo in materia di immigrazione. Di respingimenti, per essere più precisi. «Siamo in linea totale con le direttive europee, il diritto internazionale e la legge italiana», sottolinea Silvio Berlusconi.
«In Libia - spiega il premier - c’è un’agenzia Onu». Quindi, «chi vuole venire qui e chiedere di essere accolto, perché ne ha i requisiti», può recarsi nella struttura, dove «avrà la ricezione del suo nome». D’altronde, puntualizza il presidente del Consiglio, «ricordiamoci» che le autorità di Tripoli «hanno avuto negli ultimi tempi la presidenza del consiglio dell’Onu per i diritti umani».
Chiuso il capitolo clandestini, Berlusconi si sofferma a discutere con Tremonti, ma anche con Umberto Bossi, sia in Aula, dove si vota la terza fiducia al ddl sicurezza, che nella sala riservata al governo. E punta molto sulla sintonia con l’inquilino di via XX Settembre. Così, attorniato da microfoni e taccuini, attacca: «Mai, come in questi tempi, ho visto che invece di informare si tenga a disinformare». Perché «ci sono tante e tali storie, montate ad arte o per caso, che veramente non se ne può più...». Nello specifico, chiarisce, «io non ho mai litigato con Tremonti». E «nell’altro governo», le «cose successe» - il riferimento è alle dimissioni del ministro nel 2004, quando venne sostituito da Domenico Siniscalco - «non sono state dovute certamente al presidente del Consiglio». Ma al di là di quanto consegnato alle cronache, oggi, «in questo governo», io e Tremonti «abbiamo sintonia assoluta, uguale visione. Sul Bilancio, su ciò che è stato fatto, sulle necessarie situazioni di contrasto agli sprechi, sulla ricerca degli spazi di risparmio». Insomma, nessuna divergenza, assicura il Cavaliere, che non capisce - parole sue - «come si possano inventare cose che sono semplicemente il contrario del vero». Tutto qua, aggiunge il premier, concedendosi infine una battuta: «Insultami un po’...». E inscenando un finto match di boxe.
Breve risata, poi si passa al nodo post-sisma. Un ambito in cui, rimarca il leader del Pdl, «c’è l’impegno del governo, del presidente del Consiglio, quindi dello Stato, ad avere fondi per tutto ciò che serve alla ricostruzione dell’Abruzzo». Intanto, rivendica, «abbiamo fatto diversi interventi, tramite le ordinanze e il decreto legge, che a più riprese, ho detto, eravamo disponibili a modificare. Ad ampliare dunque i fondi secondo le necessità». E «siamo riusciti a mettere a disposizione» investimenti «che per ora sono sufficienti, senza mettere le mani nelle tasche degli italiani». Tanto da spingere il premier a chiedersi: «Cosa si vuole di più da un governo, per velocità d’intervento e disponibilità?». Detto questo, per Berlusconi «non è necessario varare lo scudo fiscale» - ipotesi circolata negli ultimi giorni - «che non è stato chiesto da noi, ma che è venuto da richieste esterne all’Italia». In ogni caso, si tratta di uno strumento che, eventualmente, «valuteremo quando sarà il momento».
Prima di lasciare Montecitorio (al suo ingresso, nuova contestazione del blogger Piero Ricca), il premier, per «assicurare che tra gli impegni presi in campagna elettorale e lo spostamento del G8 non c’è stato un calo d’attenzione verso la Sardegna», riferisce a Piero Testoni, deputato sardo del Pdl, che farà presto «un salto alla Maddalena». In modo da «garantire che si completino in tempo i lavori, per iniziative specifiche che possano sfruttare le nuove strutture per rilanciare il territorio».
Nel frattempo sarà oggi al vaglio della Conferenza unificata il pacchetto di normative sull’edilizia, il piano-casa, messo a punto dal governo. Limato ieri in una riunione a Palazzo Grazioli (presenti, oltre a Berlusconi e Tremonti, Gianni Letta, Claudio Scajola e Raffaele Fitto), potrebbe, dopo il via libera degli enti locali, approdare domani in Consiglio dei ministri.