Sui derivati Italease mano dura dei giudici: sette anni a Faenza

Milano Il pubblico ministero Roberto Pellicano credeva di avere avuto la mano severa quando, il 17 settembre scorso, aveva chiesto cinque anni e mezzo di carcere per Massimo Faenza, ex amministratore delegato di Italease. E invece alle 14,30 di ieri, quando il tribunale esce dalla camera di consiglio e pronuncia la sentenza, riserva a Faenza e agli altri protagonisti del pasticcio Italease - l’unica vera inchiesta fatta in Italia sul malaffare nelle banche nella stagione degli allegri derivati - un trattamento ancora più pesante di quello invocato dalla Procura: sull’ex banchiere rampante, l’uomo che aveva portato Italease a realizzare in Borsa performance strepitose, si abbatte una condanna a sette anni di carcere per associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita.
È il massimo della pena che il codice prevede per il reato di associazione a delinquere: ma vi si arriva in genere nei casi di bande criminali di tipo più tradizionale. E per Faenza il conto è destinato a salire ulteriormente, perché la settimana prossima gli arriveranno altri quattro anni (la pena è già stata patteggiata tra accusa e difesa) per aggiotaggio, ostacolo alla Consob e truffa, per i derivati rifilati ai clienti in concorso con Deutsche Bank.
A venire al dunque, ieri, è invece il capitolo processuale dedicato ai soldi che Faenza e i suoi complici avrebbero fatto sparire dalle casse di Italease attraverso un sistema tutto sommato semplice: provvigioni esorbitanti versate ai mediatori che si occupavano di collocare derivati sul mercato, e che i mediatori restituivano agli amministratori della banca appoggiandoli su conti off shore.
Il tribunale ha rivisto all’insù praticamente tutte le condanne chieste dal pm Pellicano. Particolarmente duri i giudici sono stati con Claudio Calza, uno dei mediatori complici di Faenza, che aveva collaborato alle indagini, chiesto il rito abbreviato e restituito personalmente a Italease 10 milioni: ed invece si vede condannare a tre anni e mezzo di carcere. Condanne degli altri imputati di associazione a delinquere: Lino Arbia - ex responsabile delle relazioni esterne della banca - 5 anni e 4 mesi di reclusione; i mediatori Leonardo Gresele e Luca De Filippo rispettivamente a 4 anni e 4 mesi e 3 anni. Due anni di carcere a Maurizio Mian, ex direttore finanziario della Danieli, l’unico a non essere accusato di far parte organicamente della banda. Diciannove milioni il risarcimento, immediatamente esecutivo, a favore di Italease.