«Sui Dico la nostra protesta non si ferma»

Ieri sit-in in piazza Colonna Alemanno: «Malgrado la caduta del governo Prodi non bisogna abbassare la guardia sui valori fondamentali»

I più spiritosi l’hanno buttata sullo scherzo: «Ma cosa manifestiamo a fare? Il governo è caduto, la legge sui Dico finisce qui». Fa eco un altro: «Abbiamo portato fortuna, invece. Organizziamo la manifestazione e il giorno prima Prodi si dimette». Piazza Colonna, ore undici di ieri. A nemmeno ventiquattr’ore dalle dimissioni dell’esecutivo Alleanza nazionale torna di nuovo a manifestare davanti a un palazzo Chigi momentaneamente «sfitto». Questa volta, però, era un appuntamento fissato da tempo. L’ennesima protesta contro il disegno di legge preparato dal governo sui Diritti dei conviventi. Ma nessuno ha voglia di rilassarsi su una tematica molto calda. Anzi, è proprio questo il momento di spingere forte sul pedale della protesta. «Nonostante la crisi di governo - ha spiegato il commissario della federazione romana di An Gianni Alemanno - l’attenzione sui valori fondamentali e in particolare sui Dico deve rimanere forte. Ci auguriamo che con la caduta del governo Prodi venga meno e per questo vogliamo fare un appello affinché tutti coloro, laici e cattolici, che sono contrari a queste famiglie di serie B facciano sentire la propria voce».
Circa settanta le persone in piazza con un grande striscione («Adozioni gay in futuro, Dico ma che siete matti?») per la manifestazione organizzata dal circolo di An «Marco Aurelio». «Sono altre le emergenze della nostra società - ha detto Marco Veloccia, consigliere e vicepresidente della commissione Cultura in I municipio - e oltretutto con l’istituzionalizzazione di questa specie di unione di serie B si dà corpo a un’entità che, giocoforza, entrerà in competizione con la famiglia nella fruizione dei già esigui benefici sociali previsti dal nostro ordinamento». Il perché lo ha spiegato il vicepresidente del consiglio comunale Vincenzo Piso: «Pensiamo alle liste d’attesa per l’assegnazione della casa che qui a Roma è un’emergenza. Addirittura non riusciamo a dare un tetto nemmeno a chi ha 10 punti in graduatoria figurarsi con i Dico. Il paragone con altri paesi europei non regge. In Francia ad esempio hanno politiche sociali che hanno permesso un forte rilancio demografico mentre da noi non c’è nulla. È evidente, poi, che istituzionalizzando questa nuova figura giuridica, per forza di cose entrerà in competizione con la famiglia. E saranno le stesse famiglie a non volere un’equiparazione con i Dico. Per fare contenta la sinistra radicale si costruisce una legge assurda invece di ricorrere all’individuazione di norme ad hoc per garantire eventuali diritti negati alle cosiddette coppie di fatto. Una cosa del genere introduce un elemento pericolosissimo nel nostro sistema. Anche perché ogni diritto che si concede deve avere un corrispettivo sul piano dei doveri. Non possiamo dare gli stessi diritti del matrimonio a una specie di fidanzamento».