Sui fallimenti delle imprese il Professore fa il bis

Dopo varie ricerche su Internet sono finalmente riuscito a scaricare il programma elettorale dell’Unione. Ho dato un rapido sguardo ai suoi contenuti e non mi pare di aver trovato novità di particolare rilievo. Alcune righe, però, mi hanno colpito particolarmente. Si afferma che le nuove norme sulla legge fallimentare sarebbero dannose perché sottrarrebbero a questa procedura il 70% delle piccole imprese. Questo sarebbe deleterio in quanto, riducendo profondamente il rischio di impresa, pregiudicherebbe la competitività del sistema. Penso sia ora necessario un piccolo richiamo al passato politico dell’attuale leader dell’Unione, alle scelte che ha fatto nel passato neppure troppo lontano. Nel 1979 fu approvata d’urgenza la cosiddetta legge Prodi sull'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi (legge 95). Prevedeva la pura continuazione dell'attività delle imprese insolventi in vista di un miracolo da attendere per anni a spese dei creditori. È stata abrogata nel 1999 dopo un lungo contenzioso con le istituzioni europee, che a più riprese avevano condannato l'Italia per la violazione delle regole sugli aiuti di Stato alle imprese, e sostituita con una normativa più flessibile, comunemente definita «Prodi-bis». Non commento più, tanto è inutile.