«Sui giornali la sinistra peggio del Duce»

Flamminii Minuto: «Va punito chi fa uscire le notizie, non i cronisti che le scrivono. Negli Usa si tutela l’interesse dei governati, non dei governanti»

da Milano

La Camera approva con 447 voti la legge anti scoop, lui condensa la sua critica feroce in sei parole: «Neanche il fascismo arrivò a tanto».
Come, avvocato Oreste Flamminii Minuto, la nuova norma è davvero un attentato alla libertà di stampa?
«Sono allibito. A pagine 261 del programma dell’Ulivo si parla di “Più informazione, più libertà, il diritto a comunicare e a essere informati” e qua si impedisce di dare qualsiasi notizia fino alla fine delle indagini. Ma dove è finito il programma dell’Ulivo? E l’opposizione non capisce cosa vuol dire approvare questi articoli?».
Ce lo spieghi lei che è penalista ed esperto di reati a mezzo stampa.
«L’articolo chiave è il 684 del codice penale, quello che vieta la pubblicazione di atti coperti dal segreto».
Oggi?
«Di fatto si può pubblicare tutto, man mano che gli atti arrivano nella disponibilità dell’indagato. Così i giornali raccontano gli arresti, poi mettono in pagina i contenuti dei verbali e tutto il resto. In una parola fanno il loro dovere, come è giusto che sia, perché il giornalista dev’essere un violatore istituzionale di segreti, come ci insegna l’America».
Domani?
«Il principio cardine sarà il segreto per tutta la fase delle indagini e non solo fino a quando l’atto verrà comunicato all’indagato. Si potrà scrivere il nome dell’arrestato e sintetizzare il contenuto di un’ordinanza di custodia. Scompariranno nomi, riferimenti, verbali, deposizioni, intercettazioni. E tutti gli atti fuori dall’ordinanza di custodia. Un silenzio su tutto come neanche il fascismo osò fare».
La nuova legge vuole tutelare la dignità delle persone che sono sbattute in prima pagina e spesso escono indenni dalle disavventure.
«È un ragionamento che non condivido per nulla. Si punisca chi fa uscire le notizie, non i cronisti che le scrivono. Oggi, con un’ipocrisia tutta italiana, il 684 punisce solo chi riporta un atto intero, ancora segreto, mettendolo fra virgolette. Ma sono sanzioni piccole, nell’ordine dei 251 euro. Domani ci sarebbero multe salatissime, da 10mila fino a 100mila euro. Un disastro. Ma la Corte suprema degli Stati Uniti, richiamando i Padri fondatori, ci dice che i giornalisti scrivono nell’interesse dei governati, non dei governanti. Non so se è chiaro».
Verranno introdotte multe pesanti per chi pubblica le intercettazioni. Neanche questo le sta bene?
«Assolutamente no. Facciamo l’esempio delle intercettazioni illegali che già oggi, con un’altra norma recente, non possono essere divulgate. Ma se io giornalista con un’intercettazione illegale vengo a sapere che si sta preparando un golpe, illegale pure quello, non lo scrivo? Ma andiamo. Mi meraviglia che tutti i grandi maestri della libertà di stampa se ne stiano zitti. Ma che fine hanno fatto? È un po’ come dire che un avvocato viene condannato se fa assolvere un cliente sapendo che è innocente. Ma che sistema è? Ciascuno faccia la sua parte. I direttori dei grandi giornali si preparino a chiedere un referendum abrogativo della legge».
I personaggi pubblici non hanno diritto a un minimo di privacy?
«Sì, ma ridotta all’osso. Nel caso di Silvio Sircana non capisco lo scandalo delle foto: è un personaggio pubblico in una via pubblica. Perché non pubblicare?».
Il Garante si è stracciato le vesti.
«Il Garante ha solo ripetuto quel che dice la legge. E si è pure svegliato in ritardo davanti a un personaggio famoso».
Oggi fanno mostra le foto di Silvio Berlusconi ripreso nella sua residenza in Costa Smeralda.
«Certo, anche lui è un personaggio pubblico. Però...».
Però?
«Però qui c’è una norma che è stata completamente dimenticata».
Quale?
«Berlusconi non è stato fotografato, come Sircana, in una via di Roma ma all’interno della sua villa. E questa è una violazione bella e buona del codice penale».