An, sui graffiti è scontro «generazionale»

Questione di gusti. O forse, in questo caso, semplicemente di età. E così anche in An scoppia il conflitto generazionale. Giovani contro, diciamo così, meno giovani. Nuove leve pronte ad alzare la voce di fronte ai colonnelli di un partito figlio di quell’Msi in cui gerarchia e disciplina erano dogma. Motivo del contendere i graffiti. Che, per i giovani di An, non sono certo uno scempio o una piaga da combattere con punizioni esemplari, ma addirittura una forma d’arte. Da premiare e incentivare, alla faccia della crociata portata avanti per anni dall’allora senatore e oggi deputato e vicesindaco Riccardo De Corato, affiancato recentemente dal senatore Giuseppe Valditara. Entrambi firmatari di disegni di legge che invocano rigore e severità. L’obbligo per i writers, secondo la proposta De Corato, «di ripulire i muri». Un’umiliazione da subire di fronte a colleghi e cittadini che, secondo il vicesindaco, sarebbe il deterrente più efficace. Oppure più prosaicamente, come chiede Valditara, una pena fino a un anno e mezzo di carcere e 2.500 euro di multa. «È assurdo - si ribella Anton Luca Romano, presidente provinciale di Azione Giovani - prevedere pene detentive per chi imbratta in modo artistico o meno un muro, sia esso pubblico o privato». La fantasia al potere. Per i giovani milanesi di An, «la repressione non è la strada giusta da seguire, considerando anche il fatto che non sempre si tratta di semplici imbrattatori, ma di veri e propri artisti che non riescono a trovare altro luogo dove poter esprimere la propria forma d’arte». Anziché la repressione, allora, meglio «un coinvolgimento dei più talentuosi graffitari finalizzato alla realizzazione di opere artistiche laddove il grigiore della nostra città è più marcato». Tra i colori dei writers e il grigiore di Milano, non c’è dubbio: i primi «sono innegabilmente più gradevoli». Con buona pace di senatori, vicesindaco e colonnelli.