Sui marò l’armatore difende l’ammiraglio

«L'ammiraglio Binelli non si è disinteressato ai marò» sottolinea la società armatrice Fratelli D'Amato dell'Enrica Lexie, la nave italiana che è rimasta bloccata in India per tre mesi dopo l'arresto di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. L'esclusiva de Il Giornale sulla confusa gestione italiana della liberazione della Lexie, con altri quattro fucilieri di marina rimasti a bordo, ha sollevato un bel putiferio. Compresa un’interrogazione parlamentare del senatore Domenico Gramazio ai ministri della Difesa e degli Esteri.
Il comandante Pio Schiano, direttore generale della Fratelli D'Amato, dichiara in una nota che «l’Ammiraglio Binelli (capo di stato maggiore della Marina, ndr) si era dato ben da fare per cercare di ottenere la liberazione della nave confermando che il governo italiano aveva autorizzato la firma della famosa lettera d'impegno (per i 4 marò rimasti a bordo, ndr)». Nelle ore successive gli avvocati e i funzionari italiani in India «contrapposero la loro strana idea che la firma di tale documento avrebbe messo a rischio di arresto i 4 fucilieri rimasti a bordo». Questa «retromarcia governativa costrinse l'Ammiraglio Binelli ad ammettere che non avrebbe potuto fare più nulla». Il gettare la spugna riguardava la liberazione della nave e non Latorre e Girone sotto processo in India.
Intanto il gruppo Facebook «Ridateci i nostri leoni», che conta 70mila iscritti, ha inviato una lettera a tutti i parlamentari italiani per sollecitare la liberazione dei due marò.
Commenti

Raoul Pontalti

Sab, 07/07/2012 - 09:38

Nell'oscuro articolo di Biloslavo (che non precisava la natura del documento di cui venivano riportate frasi incomplete e senza legame fra loro) una cosa era comunque chiara: che l'ammiraglio di squadra Luigi Binelli Mantelli nel lavarsi pilatescamente le mani si riferiva alla liberazione della nave non alla sorte dei marò già detenuti e nemmeno a quella dei quattro marò ancora a bordo per i quali pareva sfumato, a quel momento, l'accordo intercorso con le autorità indiane sulla sottoscrizione di un documento d'impegno per il rientro dei quattro su richiesta della magistratura indiana. Due considerazioni: i nostri ammiragli parlano troppo e nelle sedi inopportune e restano incomprensibili le ragioni di simili esternazioni da parte dell'armatore.

Raoul Pontalti

Sab, 07/07/2012 - 15:59

Perché gli ufficiali della Enrica Lexie non raccontano cosa è successo quel disgraziato 15 febbraio? Perché fu diramato, ma questo ce lo dovrebbero spiegare i vertici della marina Miliare ma uno di questi viene accusato di fare il Ponzio Pilato della situazione, il trionfalistico comunicato nella serata di quel giorno nel quale si affermava trionfalmente un "nuovo successo dei fucilieri del battaglione San Marco nel contrasto alla pirateria, ma questa volta con l’uso delle armi...oggi, durante il tentato arrembaggio alla Enrica Lexie, avvenuto alle 12:30 ora italiana a circa 30 miglia a Ovest dalla costa Meridionale indiana, i fucilieri hanno dovuto fa uso delle armi. Sono state esplose tre serie di colpi d' arma da fuoco a scopo dissuasivo e solo dopo l'ultima serie, l'imbarcazione dei pirati si è allontanata dalla nave italiana".Ora si parli:si descriva il tentato arrembaggio la forma della nave pirata,si descrivano i pirati,si dica perché non li si catturò o invitò l'India a farlo.