«Sui mercati c’è ancora spazio ma solo per le azioni migliori»

da Milano

Azimut torna a guardare al «risiko» del risparmio gestito italiano e vuole espandersi all’estero attraverso alleanze distributive mirate: all’indomani della trimestrale (più 91% l’utile netto consolidato) l’amministratore delegato Pietro Giuliani detta la strategia della maggiore Sgr indipendente del Paese. Il messaggio all’industria è quindi quello di fare sistema. E Giuliani sdogana gli attacchi dei fondi «locusta» ad alcuni big internazionali. «In società come Abn Amro, che da anni non davano alcun valore agli azionisti, i fondi speculativi hanno fatto quanto dovevano», prosegue Giuliani sottolineando la differenza con Unicredit. Dove Alessandro Profumo «ha sempre portato risultati ed è stato l’unico italiano a creare un gruppo europeo da aggregatore».
Algebris ha puntato le armi anche su Generali...
«I fondi speculativi servono dove c’è spazio per creare valore, vengono respinti nelle aziende sane. Generali è una compagnia solida: un attacco esterno non ha alcuna possibilità di riuscire. Se invece emergesse una sponda interna lo scenario potrebbe cambiare».
A intimorire il mercato è anche lo strapotere dei cosiddetti fondi sovrani...
«I primi dieci fondi sovrani hanno una forza d’urto di oltre 2mila miliardi di dollari perlopiù investiti in bond statali. Se solo il 10% di questa massa si spostasse verso le azioni cambierebbero gli equilibri del mercato. Capisco le paure dei governi, è chiaro che non può essere un fenomeno autogestito ma non si può esagerare con il dirigismo».
Azimut si è detta da tempo pronta ad acquisizioni o alleanze, la prossima occasione è la Sgr di Mps...
«Azimut è un modello italiano, ancorchè quasi a maggioranza di capitale estero, che negli ultimi 10 anni ha garantito ai clienti un rendimento annuo netto superiore del 4% rispetto alla media dell’industria. In parallelo i nostri azionisti hanno visto triplicare il valore del titolo in tre anni. Mi auguro che gli altri operatori del settore non vogliano per forza individuare un partner internazionale».
Ma il governatore di Bankitalia Mario Draghi ha espresso un chiaro invito a dividere le fabbriche prodotto dalle reti?
«Azimut è la dimostrazione che funziona anche un modello differente. Separare le fabbriche dalla rete è un peccato, mi pare una scelta di serie B perché si perde un po’ di valore».
L’economia americana sembra iniziare a riprendersi dalla crisi dei mutui subprime ma la Bce esprime timori per le banche europee, quale sarà la risposta dei mercati?
«È difficile fare previsioni. L’immobiliare statunitense era supervalutato da tempo. Per evitare che la bolla deflagrasse in tutta la propria violenza la si è scaricata sulla finanza tramite la leva dei tassi. Questo ha comportato una distorsione sui bond con inevitabili problemi nei rapporti di forza con le azioni. Da qui la conclusione che c’è ancora spazio per investire ma solamente sulle buone società».