Sui mezzi 171mila portoghesi Salvini: «Bigliettaio a bordo»

La paura fa 90. Ma per la smorfia made in Milano fa anche 91. E, dicono da Atm, fa pure 215. Che, attenzione, non è però una linea di trasporto pubblico bensì il totale delle aggressioni su bus, filobus e tram spalmate su dieci mesi. Sì, 215 episodi di violenza ai danni di autisti, controllori e passeggeri in poco meno di trecento giorni.
Record tutto meneghino che, tra l’altro, si accompagna a qualcosa come 147 atti vandalici e, rileggete bene il numero a sei cifre, a 171.160 passeggeri che hanno viaggiato a sbafo. Fotografia niente male, davvero. Istantanea che Matteo Salvini accompagna con l’identikit di aggressori e portoghesi: «Giovani, soprattutto stranieri, che spacciano, borseggiano e non hanno alcun rispetto per gli altri». Ma, continua il leghista Salvini, «sempre più spesso si muovono in bande realmente pericolose, soprattutto nelle ore serali e notturne». Risultato? «I mezzi pubblici milanesi sono ad alta densità delinquenziale nonostante il lavoro svolto da controllori, autisti e vigili urbani». Come dire: «Servono interventi più radicali per consentire ai milanesi di viaggiare in tutta tranquillità e senza rischiare di finire al pronto soccorso». Come? La risposta, il parlamentare del Carroccio, la trova nell’iniziativa presa dal sindaco di Verona, Flavio Tosi: «Sui mezzi pubblici del capoluogo scaligero sono ritornati i bigliettai. I portoghesi sono praticamente spariti. E, dettaglio non trascurabile, sui mezzi pubblici nelle ore serali e nei giorni festivi ci sono le guardie giurate».
La proposta leghista al sindaco Letizia Moratti è di copiare quanto ha fatto Tosi, «che ha pure installato telecamere sui mezzi più a rischio» poiché «non basta il prezioso e coraggioso impegno dei dipendenti Atm su mezzi trasformati nelle quattroruote della clandestinità».
Naturalmente, avverte Salvini, «il modello Verona deve essere replicato integralmente e senza paura di essere tacciati di razzismo, come accade ogni qualvolta a essere protagonisti di aggressioni fisiche e verbali contro gli italiani sono gli stranieri». Giudizi tranchant come i numeri di un disagio e di un degrado che penalizza i passeggeri di Atm, «dati allarmanti» che, tra l’altro, nel caso dei portoghesi «producono danni pesanti alle casse comunali». E dagli archivi, Salvini, estrae un’intervista a il Giornale del segretario Cisl Dario Balotta dove «si reclama la reintroduzione del bigliettaio» e «nuovi sistemi di sicurezza anti-aggressioni». «Tre anni fa» chiosa Salvini «la Cisl era disponibile a difendere i lavoratori e i passeggeri, oggi i sindacati confederali giocano una sola partita, quella dello sciopero per appiedare i milanesi». Ma questa è, evidentemente, un’altra faccia della storia del trasporto pubblico. Che a Milano continua a mettere paura. E non solo sulla 90.