Ma sui muri e sui giornali si dà ragione ai delinquenti

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Prendiamo il caso Genova. Le misure prese dal governo contro la violenza negli stadi non servono a nulla. Semplicemente perché non portano nulla di nuovo. Lo stadio era ed è a norma. Il resto delle novità riguarda le cose da fare eventualmente dopo che è accaduto qualcosa. I violenti dovranno essere portati a pulire giardinetti e muri anziché solo a firmare in caserma, ci sarà qualche ora in più per fare gli arresti. Ma i delinquenti hanno già dato la loro risposta: altre frasi di insulti alla polizia, alla memoria dell’ispettore Filippo Raciti, alla civiltà. Scritte comparse in via Adamoli, casualmente vicino a un centro sociale. E ancora in piazza Alimonda, luogo della morte di Carlo Giuliani. Ecco quanta paura fanno le nuove norme.
A Genova non è cambiato nulla. Peggio. La sfida dei violenti è stata rilanciata. Il governo non ha fatto che ripetere che quanto già deciso dall’ex ministro Giuseppe Pisanu era giusto e andava bene. Non ha fatto passi nuovi verso la certezza della pena e verso il riconoscimento di assoluta autorevolezza alle forze dell’ordine. Anzi, gli stessi sostenitori dell’esecutivo, a Genova e da Genova, semmai hanno dato nuova linfa alle tesi dei delinquenti. Quasi del tutto inosservate, persino nascoste a fondo pagina e sotto un titolo con ben altra «notizia», sono passate le parole rilasciate in intervista da Heidi Giuliani, la mamma senatrice di Carlo, al Secolo XIX. Domenica la parlamentare di maggioranza ha tranquillamente affermato che «gli infiltrati sono dappertutto e anche la polizia ha i suoi. Come si fa a non pensare che anche fra i supporter ce ne sia qualcuno?» La domanda, sacrosanta, viene subito fatta: la senatrice intende dire che ci sono agitatori in divisa travestiti da ultrà? Risposta neppure troppo vaga di mamma Heidi: «Non mi riferisco all’episodio di Catania. Dico solo che un tifoso non è un delinquente in quanto tale». Ancora: «Facile identificare i tifosi come violenti. È un modo errato di avvicinarsi al problema. Bisogna guardare cosa sta dietro questi movimenti». Ci mancherebbe altro che tifoso fosse sinonimo di delinquente. Il fatto è che la signora Giuliani non dice neppure che chi attacca la polizia, chi scrive frasi sui muri lo è: «Il non aver voluto fare chiarezza sulla morte di Carlo non fa bene alla salute mentale di chi ha ideato quelle frasi. Ha creato confusione». In termini giuridici vale ben più di qualsiasi attenuante generica e specifica agli autori degli insulti. Mentre si invoca la pulizia del calcio, si continua a non urtare la sensibilità dei delinquenti. E parlando di infiltrati allo stadio non si aiuta certo a migliorare ancora il buon rapporto che invece c’è, a Genova, grazie a un lavoro durato anni, tra i poliziotti della sezione stadio e i tifosi organizzati. Nel festival delle frasi fatte preferite da chi dovrebbe fare le nuove norme, c’è quella che vuole dare alle «persone perbene» il compito di isolare i violenti. Questo compito non si ha il coraggio di darlo alla polizia ma lo si vuole affidare a un padre con il bimbo per mano. Che ora magari verrà più facilmente scambiato per un poliziotto infiltrato.
Per fortuna proprio da Genova parte anche la controffensiva dei tifosi. Dei tifosi senza aggettivi. Istintiva, spontanea, positiva. Dai siti internet dei genoani proliferano proposte: c’è chi suggerisce di andare al Ferraris con uno striscione con scritto «Onore al poliziotto ucciso», e chi vuole invitare i tifosi avversari allo stadio accompagnati dai bambini e offrire loro la focaccia genovese. Sono alcune delle proposte che i tifosi del Genoa stanno discutendo. Una sfida. Da vincere. Da soli. Senza politici.