«Sui nuovi capitalisti grave errore dei Ds»

Il leader di Rifondazione: «L’autonomia della politica è fondamentale»

Laura Cesaretti

da Roma

Onorevole Bertinotti, sulla cosiddetta «questione morale» che tormenta l’Unione ha fatto coppia con Mastella. La strana coppia, vi hanno definito...
«La cosa si può mettere così: le due posizioni più lontane nel centrosinistra dicono la stessa cosa. Dunque esprimono il senso comune della coalizione, o quello che potrebbe diventare tale».
Ossia?
«Siamo di fronte a una crisi evidente della politica, che sta producendo un logoramento del rapporto tra popolo e istituzioni. L’autonomia della politica è il punto fondamentale, senza il quale non si risolve la questione morale».
Però i ds lo hanno interpretato come un attacco a loro, esplicitato peraltro dalle interviste di Mastella...
«Non mi risulta che alcun esponente ds si sia lamentato pubblicamente. Io non ho consigli o lezioni da dare alla Quercia, anche perché ho ben presente le diversità di peso elettorale. Ma i ds devono liberarsi di questo atteggiamento difensivo e mettere a disposizione di tutti la loro forza in questa crisi».
Crisi di che?
«Del capitalismo, delle classi dirigenti, delle istituzioni totalmente inadeguate: da tutto ciò nasce la questione morale. Non che i ds abbiano nulla da rimproverarsi: il mio dissenso con loro è essenzialmente politico».
E da cosa dissente?
«Dalla loro interpretazione delle forze emergenti del capitalismo. Non condivido la loro neutralità verso i rentier che diventano protagonisti economici, e che sono un sintomo evidente della crisi. Non riesco a capire come i ds siano potuti cadere in un simile abbaglio, tanto da parlarne come di una “presenza ordinaria”, come se un fattore economico valesse l’altro».
Troppo teneri con Ricucci, Gnutti e compagnia? Ma non è una novità che Massimo D’Alema apprezzi pubblicamente i newcomer, ricorda i capitani coraggiosi di Telecom?
«Certo è un dissenso che viene da lontano. Ma questa volta c’è una bella differenza: allora D’Alema metteva l’accento sul valore dei capitalisti emergenti e noi sulla crisi incipiente del capitalismo e dei suoi settori strategici, che chiedeva un forte intervento pubblico. Ora però mi pare che a sinistra si consideri troppo neutralmente il ruolo della rendita, e lo considero un grave errore».
Si sente invece più in sintonia con Prodi, nel giudizio sui nuovi protagonisti?
«Indubbiamente c’è una valutazione della crisi del capitalismo che ci accomuna con Prodi. Ma anche Fassino ne ha parlato a volte in questi termini. E con Bersani ci siamo trovati d’accordo, nello scrivere il progetto dell’Unione, sull’esigenza di un forte e sistematico attacco alla rendita. Il dissenso è circoscritto al giudizio sulle forze emergenti. I ds sembrano teorizzare che tutto ciò che si muove va bene, io non condivido».
In questi giorni si è affacciato nell’Unione il timore di un nuovo «inciucio» tra D’Alema e Berlusconi sui futuri assetti economici...
«Ma questa è una barzelletta, e un errore. Non vedo ammiccamenti. Se mai con Berlusconi c’è una dura concorrenza sugli esiti del riassetto. Berlusconi sta organizzando la sua strategia di ricollocazione: tiene conto che potrebbe perdere il potere politico e cerca di rafforzare quello economico, nel quale vuol diventare protagonista forte. Sta cambiando di spalla al fucile. Tesse le fila del suo reinsediamento, ed è significativo che nel governo ci fossero state proposte a favore della penalizzazione delle rendite (da Alemanno a Tremonti), e che da Berlusconi sia arrivato uno stop fortissimo: un segnale a Ricucci e compagni».
Non crede alla smentita di Berlusconi su Rcs?
«Dico solo che è ragionevole pensare che un suo interessamento alla scalata ci possa essere».
Lei però è stato critico con l’operato della magistratura, e non ha chiesto le dimissioni di Fazio.
«Le intercettazioni vanno usate solo in casi eccezionali, e con grande circospezione. E non si parli di “supplenza” della magistratura in assenza di leggi: la legge c’è, è il comportamento che è cattivo. Rendere pubbliche le intercettazioni è contro la legge. Quanto a Fazio, sono un comunista geloso della funzione delle istituzioni. Noi lo abbiamo criticato quando tutti si genuflettevano, ma sono state critiche politiche. Lo abbiamo criticato per le scelte sulla vicenda Unipol-Bnl, fin dall’inizio. Ma non mi metto a correre dietro alle intercettazioni per trarne conclusioni politiche: questo è inquinamento della politica. Solo per questo non chiedo le dimissioni, anche se il quadro è così preoccupante che il Governatore dovrebbe riflettere».
E del caso De Benedetti-Berlusconi che opinione si è fatto?
«Ho sempre pensato che i capitalisti non sono di destra o di sinistra ma scelgono in base agli interessi materiali. Invece gran parte della sinistra fa l’errore di valutare il comportamento dei capitalisti in base a quello che dicono, e mi fa un po’ ridere».
Non crede alle professioni etiche debenedettiane?
«Andiamo... quella è un’operazione economica, e lui si è ritratto per lo scandalo suscitato nel fronte che si autodefinisce democratico. Condivido le loro preoccupazioni, per carità, ma c’è una cosa che mi diverte molto...»
Quale?
«Che quella di De Benedetti e Berlusconi era una società per il risanamento delle imprese in crisi. Una Nuova Iri privata, insomma... Paradossale, no?».
Pensa che potrebbero chiedere a Prodi di capeggiarla?
«Paradossale...».