«Sui referendum un errore non schierarsi»

Fabrizio de Feo

da Roma

Onorevole Ignazio La Russa, An dopo lo strappo di Fini sul referendum, va verso un chiarimento o verso una tregua armata?
«Se qualcuno pensava al redde rationem sarà rimasto deluso. È stato aperto un confronto in vista dell’assemblea nazionale. E questo è avvenuto in maniera pacata».
Le critiche a Fini sono state ribadite nel corso del vertice di mercoledì scorso?
«Non c’è stata alcuna piaggeria. Fini ci ha illustrato come intende arrivare all’assemblea del 2 luglio e ha ipotizzato un’altra assemblea, organizzativa e programmatica, in cui rilanciare l’identità di An. Questo dovrebbe avvenire in una data prima della fine del 2005. Ma lo scambio di idee è servito anche a capire che prospettive ci sono per il nuovo contenitore».
Ecco, sgombriamo il campo dalle ombre. Il partito unico fa ancora parte del progetto di An?
«Domani alla palazzina Liberty di Milano, in un grande appuntamento promosso dalla Fondazione Punto Italia, di cui sono tra i fondatori, parleremo proprio di questo. È il primo incontro a cui partecipa anche la Lega. Un’occasione per allargare un dibattito che non deve essere solo romano ma deve coinvolgere altre regioni, Lombardia e Sicilia in primis».
A Fini è stata spesso imputata una scarsa collegialità nelle scelte. Lei condivide questo appunto?
«Il problema non è la collegialità anche perché lo statuto è presidenzialista. La verità è che mancano norme a garanzia del confronto. Finora questa carenza era compensata dal sistema delle correnti».
Ha già nostalgia delle contrapposizioni correntizie?
«Era un sistema che aveva luci e ombre ma sarebbe sciocco dimenticare che era un sistema di garanzia. Se si fa un appello a sostituirlo, bisogna poi inventarsi una via alternativa».
An è davvero un partito in crisi di identità?
«È in una fase di ridefinizione delle sue regole. Io sono sempre stato il primo a ricordare i meriti di Fini e sono convinto che un esame della sua leadership vada fatto su una base di quindici anni, ricordando i tempi in cui la destra non aveva diritto di esistenza politica».
Ma An sta vivendo o no un periodo di crisi?
«An sta vivendo una fase di transizione perché tutta la politica è in una fase di transizione. Guardi cosa sta avvenendo nella Margherita o dentro Forza Italia. Da noi la vicenda referendaria ha avuto contraccolpi molto forti. E la madre di tutti gli errori è stata aver sottovalutato gli effetti della scelta frettolosa a favore della libertà di coscienza».
Lei rinnega la libertà di coscienza concessa da An?
«L’abbiamo deciso frettolosamente e poi siamo stati travolti dall’indiscrezione su come avrebbe votato Fini. Se tornassimo indietro Fini non proporrebbe la libertà di coscienza e noi non accetteremmo questa linea. E lo dico io che ho votato due sì».
In ogni caso non sarebbe stato facile mettere d’accordo le varie posizioni emerse dentro il partito.
«Io ho scelto la strada quasi di non dirlo, di sussurrarlo. Forse avremmo dovuto fare tutti così, anzi avrebbe dovuto farlo tutta la politica. Ma dopo l’intervista di Fini era impossibile continuare con il basso profilo».
An si è sempre schierata per la difesa della vita fin dal concepimento. È cambiato qualcosa?
«Il referendum era solo su alcune parti di essa. Se avesse implicato l’abrogazione di tutta la legge, An sarebbe stata compatta nel respingerlo. Abbiamo rispettato l’indicazione di Fiuggi eliminando il Far West con la legge 40».
An è ancora un partito fortemente legato ai valori cristiani o sta vivendo una svolta liberale?
«I valori cristiani non sono in discussione. Ma io non credo neppure in An come un partito confessionale. Non siamo la Dc, per intenderci. Anzi la Dc, un partito confessionale, lo diventava soltanto per la raccolta dei voti».
In prospettiva è possibile la riconferma di Fini presidente, con la nomina di un segretario?
«Prima dobbiamo pensare al lato propagandistico. Se nel 2006 vinceremo, al congresso sarà possibile prevedere nuove figure».
Lei crede alla candidatura di Alemanno?
«Non credo all’opposizione interna. L’opposizione, poi, può nascere in fase precongressuale altrimenti non ha senso. Qualunque decisione in questa fase deve ricercare l’intesa. Insieme dobbiamo fornire un colpo di reni».

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