Sui tagli alle pensioni Calderoli fa il populista ma apre alla trattativa

RomaSe Angelino Alfano è il negoziatore del Pdl per trovare un’intesa sulla manovra, spetta a Roberto Calderoli fare da interlocutore privilegiato. È lui, il ministro della Semplificazione, l’uomo incaricato di mettere nella bottiglia i messaggi da recapitare ai colleghi di maggioranza. Ieri Calderoli, prima di incontrare in serata proprio Alfano in via dell’Umiltà per fare il punto della situazione, di comunicazioni ne ha recapitata più d’una, soprattutto sul tema più caldo, quello delle pensioni. Sul quale Calderoli ha fatto una piccola apertura: «Bisogna andare a interessarsi delle pensioni di chi non ha mai lavorato», ha detto a Rimini, nel corso del meeting di Comunione e Liberazione. Vale a dire «chi ha pensioni di reversibilità eccessivamente alte» o anche chi «oggi percepisce degli accompagnamenti che attualmente vengono dati indistintamente a tutti senza dei limiti legati al reddito». Per tutto il resto, niet. «Il testo contenuto nella manovra è stato oggetto di una lunga trattativa, e nasce da un accordo tra Berlusconi e Bossi. Non è il testo di partenza: il decreto rappresenta il punto di approdo, e riteniamo che debba rimanere tale». Tesi approfondita nel corso di un’intervista a sussidiario.net: «Al governo oggi dico: continuare a mettere mano alle pensioni genera un clima di incertezza generalizzato. Non dimentichiamoci, tra l’altro, che stiamo parlando di cifre piuttosto misere».
Se è poco o nullo lo spazio di manovra sul fronte pensionistico, probabile che l’ambasciatore del Pdl Angelino Alfano punti forte sul secondo fronte, quello delle province, proponendone l’abolizione totale. Anche qui Calderoli sembra non volerci sentire: «Non mi convince il discorso: tagliamole tutte o niente - dice a sussidiario.net -. Forse qualcuno non si rende conto che un ente intermedio tra comune e regione spesso è necessario. Penso ad esempio ai comuni della mia valle. Possono avere come unico riferimento Milano e la Regione Lombardia? Non credo. Senza contare poi l’aspetto identitario. Io, ad esempio, prima di essere lombardo, sono bergamasco». Quindi andrebbero salvate le province «storiche e quelle che hanno motivo d’esistere per dimensione territoriale e demografica, tenendo conto anche delle distanze. Su quelle di nascita recente e immotivata si può trattare». Chiaro quindi che su questa partita ci sia più ampio spazio di manovra e che la Lega possa fare più di un passo indietro se porterà a casa l’intera posta sulle pensioni. In termini di consenso per il Carroccio in questo momento meglio assecondare la deriva populista del «niente mani nelle tasche dei più deboli» che l’altra anima, quella localista e legata al tessuto degli enti locali. E non è un caso che Roberto Maroni, il capobranco del partito degli enti locali, tace, imbavagliato dalla ragion di Stato.
Il megafono quindi è tutto in mano a Calderoli, che ieri ha tirato fuori un’altra idea: una tassa sull’evasione, sulla quale sta lavorando «un gruppo che sta stendendo un testo che presenteremo agli alleati della coalizione». «Lo strumento di questa tassa - spiega Calderoli - è la patrimoniale, ma l’oggetto a cui si riferisce è solo il patrimonio su cui non sono state pagate le tasse sotto altre forme. Non è una doppia imposizione, si tratta solo di usare il patrimonio come strumento di calcolo». Non è chiarissimo ma si attendono delucidazioni. L’unica cosa certa è che, secondo Calderoli, con questa tassa il contributo di solidarietà «non avrebbe più ragione di esistere». Del resto è tutta l’estate che il ministro semplificatore si diverte a fare l’economista: a giugno aveva caldeggiato una riforma del fisco in tempi brevi trovando un’insolita sintonia con Cisl e Uil: «O il governo fa le riforme oppure è meglio che se ne vada a casa». A luglio ecco un disegno di legge costituzionale in puro spirito anti-casta che prevedeva una drastica riduzione del numero dei parlamentari e del loro stipendio, calcolato solo sulla base dei giorni di effettiva presenza in aula. E Calderoli non ha saputo resistere alla tentazione di entrare a gamba tesa contro i calciatori sulla possibilità che anche essi siamo costretti a pagare il contributo di solidarietà: «Se dovessero continuare a minacciare scioperi o ritorsioni proporrò che, come ai politici, anche ai calciatori venga raddoppiata l’aliquota». La calda estate di Calderoli.