Ma sui tassi la Bce non cambierà idea

Gli analisti: un nuovo rialzo del costo del denaro in settembre può essere evitato solo se peggiora la situazione dei mercati

da Milano

Neppure l’inatteso rallentamento dell’economia europea convincerà la Banca centrale europea dell’opportunità di rinviare a tempi migliori l’ennesima stretta monetaria. Così, il prossimo 9 settembre, il presidente dell’Eurotower Jean-Claude Trichet scodellerà quasi sicuramente un altro aumento di un quarto di punto dei tassi (dall’attuale 4 al 4,25%), motivandolo con i rischi d’inflazione. E l’euro, sceso ieri sotto quota 1,36 dollari proprio a causa del dato poco brillante sul Pil, potrebbe allora riprendere la propria corsa.
All’inizio di agosto, la Bce era tornata a porre l’accento sulla necessità di «una forte vigilanza sui prezzi», formula che nel linguaggio dell’istituto di Francoforte indica in modo inequivocabie un imminente cambio di passo della politica monetaria. In chiave rialzista. Da allora, si sono verificati due fatti nuovi: l’esplodere della crisi dei mercati finanziari legata alla situazione critica dei mutui Usa ad alto rischio (con i ripetuti interventi da parte della stessa Bce per rifornire il sistema della liquidità necessaria); e ora la decelerazione nel secondo trimestre della crescita nell’eurozona. A detta degli analisti, tuttavia, Trichet potrebbe rivedere i propri piani solo se le Borse continueranno a scendere. Perché è questo il «rischio principale», spiega Chiara Corsa di Unicredit, mentre «la forza della domanda interna è ancora consistente e potrebbe migliorare nella seconda parte dell’anno». Conferma Cristoph Weil di Commerzbank: «La Bce rinuncerà alla mossa di settembre solo di fronte a un improvviso riacutizzarsi della crisi del subprime».
Al di là delle ragioni puramente economiche, c’è anche un motivo psicologico che sembra confortare le prospettive di un nuovo rialzo dei tassi il mese prossimo. «La Bce si trova in una posizione difficile. Avendo chiaramente segnalato di voler intervenire a settembre, potrebbe provocare delle conseguenze drammatiche se cambiasse i suoi piani», afferma Matthew Sharrat di Bank of America. I mercati potrebbero infatti leggere nella decisione la conferma che i problemi economici sono ben più gravi di quanto la Banca centrale abbia finora voluto far credere. Anche se Trichet si è lasciato qualche margine di manovra, ricordando proprio in occasione dell’ultima riunione dell’istituto che, per quanto riguarda l’evoluzione dei tassi, non ci sono impegni presi a priori, senza tener conto del quadro macroeconomico.
Se la decisione di dare un altro giro di vite al credito in settembre appare scontata, si sono invece ridotte le possibilità di rialzi futuri. Un sondaggio della Reuters, indica che solo 28 dei 65 economisti interpellati prevedono una stretta in dicembre.