«Sui villaggi segreto inaccettabile»

Clima da «barbe finte» in Campidoglio. I villaggi della Solidarietà restano avvolti dalla nebbia, indefiniti nella loro futura localizzazione per «motivi di riservatezza». E quando in commissione Sicurezza l’assessore Jean Leonard Touadì conferma l’individuazione di zone papabili ma oppone il segreto di Stato, pardon, di Comune, ai consiglieri capitolini che gli chiedono lumi sui siti dove far sorgere i maxi-insediamenti per i nomadi, scoppia il finimondo. Il vicepresidente della Commissione, Dario Rossin di An, solleva l’«allarme dittatura rossa», e giudica il riserbo imposto dall’assessore alla Sicurezza sulle aree «un fatto della massima gravità istituzionale e democratica». «Siamo alla follia del Comune di Roma, che dittatorialmente e per paura delle ripercussioni di una decisione incosciente, nasconde colpevolmente le aree prescelte», attacca l’esponente di An. E lo sconcerto trova subito una eco nel resto dell’opposizione. Per Marco Pomarici, vicecapogruppo di Fi in Aula Giulio Cesare, Veltroni e Touadì sono abbottonati perché «si vergognano di ufficializzare l’ubicazione dei Villaggi». Anche per il capogruppo dell’Udc in consiglio comunale, Dino Gasperini, è «incredibile», «inaccettabile» e «incomprensibile» il rifiuto di Touadì a esprimersi sulle aree che ospiteranno i «villaggi». Quel «riserbo» è «lesivo della dignità di chi è stato eletto dai cittadini», spiega il politico centrista, che reclama la convocazione immediata di un consiglio comunale sull’argomento, «per bloccare qualsiasi ipotesi di nuovi campi nomadi prima che dall’individuazione dei siti si passi alla scelta». Insomma, «stop a qualsiasi nuova area - chiude Gasperini - fino a quando i cittadini non si saranno espressi in materia grazie al referendum consultivo».
La polemica rimbalza anche in Regione. Dove il capogruppo della Dc, Fabio Desideri, ricorda la promessa mancata fatta dal primo cittadino in primavera, quando il «patto per la sicurezza» che istituiva i maxisuccedanei dei campi nomadi venne firmato. «Voglio mestamente far notare - osserva Desideri - che esattamente cinque mesi fa, cioè il 18 maggio 2007, il sindaco Veltroni siglò il Patto per la sicurezza con l'obiettivo, seppur tardivo dopo 15 anni di governi targati centrosinistra, di mettere finalmente ordine nella città, soprattutto in materia di campi rom abusivi. Quel giorno, tra i tanti annunci, il sindaco affermò che il Comune avrebbe individuato le aree per realizzare i “villaggi della solidarietà” entro 3 mesi. Voglio mestamente far notare che la capitale, da allora, non è affatto cambiata». E dopo aver «dimenticato» di individuare i siti nel termine indicato, ora il Campidoglio sposa la strategia del silenzio. Meglio non dire, per evitare sollevazioni popolari nelle zone della città interessate dai futuri insediamenti. Ancora Desideri fa due conti sulla consistenza numerica di nomadi e rom di nazionalità romena presenti nel territorio capitolino, partendo dall’ammissione del vice capo di gabinetto di Veltroni, Luca Odevaine, secondo il quale sarebbero circa 20mila. «Con Rutelli - sospira Desideri - erano 6mila, forse meno. E già si parlava di emergenza. Dopo due mandati Veltroni i nomadi sono più che triplicati». E di fronte alla richiesta di Glasnost che piove sul Campidoglio, in serata Touadì si veste da pompiere. Quella dei Villaggi, prova a spiegare, «è una questione delicata che la commissione prefettizia sta trattando con la riservatezza che merita: sentir parlare qualcuno di bavaglio di stampo sovietico mi pare un’esagerazione. Non siamo certo il Minculpop». Solo prudenti.