Suicida a 10 anni per la separazione di mamma e papà

Tragedia a Milano. Dopo aver detto che andava a letto, il bambino con una scusa, è uscito sul balcone e si è lanciato nel vuoto

da Milano
Una sedia appoggiata alla finestra spalancata sul vuoto, un corpo senza vita cinque piani più sotto. In casi del genere rimangono pochi dubbi: qualcuno c’è salito sopra, ha scavalcato il davanzale e si è lasciato andare. Una spiegazione però durissima da digerire quando quel «qualcuno» ha solo 10 anni. Tanto che anche in questura, i più incalliti investigatori cercano altre risposte. «Forse ha voluto imitare qualche personaggio dei fumetti. Forse si è solo sporto per guardare qualcosa lì sotto». Ipotesi e supposizioni che difficilmente potranno trovare un risposta. Resta l’angoscia per un vita spezzata a soli 10 anni, l’età dei giochi e della spensieratezza.
Mario (ovviamente il primo nome che ci viene in mente), figlio unico, abitava a Famagosta, estrema periferia sud di Milano insieme con la mamma, un’infermiera di 44 anni. Il padre, anche lui sopra i 40 anni, aveva lasciato la casa un paio di mesi fa, al termine di un periodo difficile, sfociato nella separazione della coppia. Martedì l’uomo era andato a trovare il ragazzo, come del resto faceva spesso. Il rapporto tra i due era infatti rimasto intatto. Avevano trascorso il pomeriggio insieme, giocato, guardato la televisione. Poi, dopo cena, papà se n’era andato. Gli toccava il turno in ospedale a Piacenza, dove lavora, anche lui come infermiere.
Poco dopo le 21 mamma e figlio vanno a letto, entrambi nella propria camera. Un’oretta più tardi Mario si alza e va dalla mamma. «Ho finito l’acqua, posso andare in cucina a prendere un’altra bottiglietta?». Ricevuto l’assenso, il ragazzino lascia la stanza da letto. Passa qualche minuto e la donna non vedendolo rientrare va a cercarlo. Arriva in cucina a fa la terribile scoperta. La sedia e la finestra aperta lasciano poche speranze, la donna si affaccia e vede il povero corpo steso sull'asfalto.
Partono le telefonate: la prima al 118, la seconda al marito. In quel momento ancora in auto. Ricevuta la notizia l’uomo impazzisce dal dolore, sbanda vistosamente da una parte all’altra della strada. Viene notato da una volante che si precipita a bloccarlo. Gli agenti sono convinti di trovare un ubriaco al volante. «Mio figlio è morto» mormora invece il povero padre disperato. Anche i poliziotti hanno un cuore e, ottenuto il permesso dalla centrale, decidono di non lasciarlo solo e scortarlo fino a Milano. L’uomo raggiunge la moglie all’ospedale San Paolo, due passi da casa loro. Lì, riceve la conferma: per il bambino non c’è più nulla da fare.
Nel frattempo sono arrivati anche gli investigatori della squadra mobile. Setacciano casa: tutto in ordine. Guardano gli appunti e i diari della piccola vittima, tanti pensieri, ma nessun riferimento a propositi suicidi. La sua camera è piena di video giochi. Gli agenti sequestrano tutto, nella speranza di trovare qualche traccia utile per spiegare il gesto. Ma alcuni particolari, come la recente morte della adorata nonna e la separazione dei genitori, possono dare valide indicazioni, se non proprio risposte certe. In quartiere c’è ora sgomento. In molti lo ricordano: un ragazzino robusto, un po’ più alto della sua età. Sereno, felice e sempre insieme ai coetanei. Fino a pochi mesi fa.