Suicida per amore ma "lui" esisteva solo sul Web

Megan, 14 anni, viveva negli Usa. Il ragazzo con cui chattava era stato inventato dai vicini per vendetta

Megan Meier era una ragazza di neppure quattordici anni che viveva in un paesino della provincia americana, Dardenne Praire, vicino a St. Louis. La ricordano come timida, insicura, con il complesso di essere un po’ cicciottella. La sua vita è cambiata, in meglio, quando si è innamorata: capita, a quell’età. È il primo amore, quello che non si scorda mai.
Ma l’amore ai tempi di Internet può essere molto diverso da come ce lo ricordiamo noi, che al massimo usavamo il telefono di nascosto dai genitori, sussurrando. I ragazzini «chattano», e a volte l’amore sboccia per un qualcuno che non si vede dal vivo, non si tocca, non si bacia. Megan Meier si è così legata a Josh Evans, un sedicenne del quale sul Web c’era perfino una foto. Era bello, o almeno carino, insomma. Megan ha preso coraggio, da depressa che era è diventata felice come si è felici a quell’età, che a Milano chiamano «della stupidéra», e che invece è bellissima, con il suo orizzonte infinito.
Un giorno però Josh Evans ha cominciato a mollare Megan. Prima prendendo le distanze, poi insultandola: «Megan è una puttana», «Megan è grassa», «Nessuno vuole diventare amico di una ragazza che tratta male i suoi amici». L’ultimo messaggio è stato fatale. Megan ha acceso il computer e ha letto: «Tutti sanno chi sei. Sei una persona cattiva e tutti ti odiano. Che il resto della tua vita sia schifosa. Il mondo sarebbe un posto migliore senza di te». Megan è salita in cameretta e si è impiccata a un armadio, mentre i suoi genitori erano al piano di sotto a preparare la cena.
Già a questo punto ci sarebbe abbastanza materia per parlar male del cyberspazio e del mondo virtuale, che ormai è diventato per tutti noi un mondo reale. Ci si è sempre uccisi, per amore. Ma ci si uccideva perché veniva a mancare una presenza: fatta di carne, di sguardi, di parole dette e udite, di baci e di carezze. Era il venire meno di questa fisicità - non c’è nulla di più «fisico» dell’amore - che faceva crollare il mondo. Invece Megan il suo Josh non l’aveva mai né visto né baciato. Lo incontrava solo chattando, ma erano sufficienti quelle parole sul video per non farla sentire sola.
Basterebbe tutto questo, insomma, per farci riflettere su come Internet ha cambiato la nostra vita, perfino il nostro modo di amare. Ma la storia di Megan è ancora più terribile perché solo dopo la sua morte si è scoperto che Josh Evans non è mai esistito. Era una creatura virtuale, una sorta di avatar partorito su MySpace da due diabolici vicini di casa: i genitori di una ragazza con cui Megan aveva litigato. L’hanno prima adescata e illusa sul Web: poi umiliata, distrutta, di fatto uccisa.
Ho chiesto a mia figlia, che ha quattordici anni e passa ore chattando con gli amici, come sia possibile una cosa del genere. Mi ha spiegato che lei usa Msn di Windows, dove puoi entrare in contatto solo con chi vuoi tu; solo con persone alle quali hai dato il tuo indirizzo telematico. Su MySpace, invece, ciascuno può contattare ed essere contattato da chiunque, è come una sorta di salotto virtuale nel quale entra chi vuole. Così non solo Megan è stata raggiunta dall’inesistente Josh: ma tutti potevano leggere i messaggi e infine gli insulti che le venivano rivolti. L’amore virtuale quindi nasce e finisce in una sorta di diretta a reti unificate, è una cosa pubblica, non più un affare tra un lui e una lei.
Una volta i vecchi parroci ammonivano i fidanzati che chiedevano il matrimonio dicendo: «Guardate, per conoscere veramente una persona bisogna mangiarci insieme una tonnellata di sale». Come dire: pensateci bene, prima di legarvi per tutta la vita. Già nel reale, insomma, è difficile conoscere davvero la persona con cui si sta: ti fidanzi per anni, poi basta scoprire che lei vuol dormire con la finestra socchiusa per mandare tutto in malora.
Al tempo dell’amore via chat la conoscenza è ancora più fragile. Anni fa fecero un film con Meg Ryan e Tom Hanks, «C’è posta per te»: un uomo e una donna si odiano nella vita reale ma si amano nel cyberspazio, dove chattano mantenendo l’anonimato. La storia di Megan ne è una tragica dimostrazione: dietro ciò che è virtuale può nascondersi di tutto, persino un mostro.
Povera Megan, vittima dell’impalpabilità del mondo virtuale. Ma anche della crudeltà di cui è capace quello reale.