Suicida in cella: aveva paura di tornare libero

Non avrebbe trovato uno straccio di speranza in quella libertà che gli sarebbe stata restituita nel giro di tre giorni: anzi, solo inadeguatezza a tornare nel mondo normale. l’altra sera nel carcere di Livorno Agatino Filia, 56 anni, catanese, ha deciso di togliersi la vita impiccandosi con dei pezzi di stoffa. Aveva passato un lungo periodo della sua vita in cella (anche per omicidio) e stava per uscire: domenica avrebbe finito di espiare l’ultima pena, per furto.
L’uomo,- raccontano gli agenti «dal carattere introverso»- era seguito da una psicologa con cui di recente aveva avuto colloqui. Il carcere, in ogni caso, era diventato la sua casa: aveva anche pure un lavoro, addetto alle pulizie, con libertà di muoversi fuori dalla cella oltre l’orario stabilito. Giovedì ha chiesto di poter ramazzare la scala che porta all’infermeria: lì la vigilanza è minore, lì si è ucciso. «Penso che abbia avuto timore di uscire perchè forse non aveva possibilità di accoglienza nella società - rileva il capo del Dap Franco Ionta - Altrimenti è impensabile commettere un atto così drammatico».