Suicida dopo lo stupro: niente carcere per gli aggressori

Taranto Loro hanno confessato: ad appena sedici anni, un anno e mezzo fa, avevano violentato una ragazzina di 13 che qualche mese dopo, ancora scioccata, si suicidò lanciandosi dal balcone di casa. Ma nonostante questo non subiranno il processo e non rischiano alcuna condanna.
Il gup del Tribunale per i minorenni di Taranto Laura Picaro, infatti, contro il parere del pm, Enrico Bruschi, e dell’avvocato difensore della famiglia della ragazza, ha incredibilmente deciso di rinviare a giudizio i colpevoli ma di «metterli in prova». I due ragazzi saranno quindi sottoposti per 15 mesi a un periodo di osservazione nel corso del quale saranno impegnati in un programma di rieducazione e di assistenza agli anziani. Se in questo periodo rispetteranno gli impegni, il processo a loro carico sarà cancellato.
La drammatica vicenda si era consumata nel rione Paolo VI alla periferia di Taranto, uno dei quartieri più a rischio della città. La ragazzina, che a causa di una situazione di disagio familiare e a causa di problemi psichici, era affidata a un istituto per minorenni, si suicidò nell’aprile del 2007 lanciandosi da un balcone al settimo piano della casa dei suoi dove era tornata per il fine settimana.
Nella sua stanza nell’istituto che la ospitava gli investigatori trovarono il diario in cui la giovane raccontava nel dettaglio dello stupro subito dai due minorenni nel novembre del 2006. Nel diario la raccontava anche di un’altra violenza subita qualche giorno prima da altre tre persone, tutte maggiorenni, per le quali è stato chiesto il rinvio a giudizio e si attende a breve la decisione del gup.
Agli investigatori apparve evidente la connessione tra il suicidio e lo stato di prostrazione in cui si trovava la tredicenne a causa delle violenze subite.
La richiesta di messa alla prova da parte dei due ragazzi era stata avanzata dai difensori nell’udienza dello scorso ottobre.
Ieri il gup ha deciso di accoglierla, contro il parere del pm secondo cui, invece, esistevano le condizioni sufficienti per il rinvio a giudizio. Ai genitori della vittima, trasferitisi a Napoli dopo l’accaduto e giunti a Taranto apposta per l’udienza, non è rimasto altro che esprimere il loro profondo rammarico tramite l’avvocato che li assiste.
Duro, invece, commento della Presidente di Telefono Rosa, Gabriella Moscatelli. «Siamo vicine alla famiglia Masiello e saremo al loro fianco per sostenerli in quella che ci sembra ancora una volta l’applicazione di leggi inadeguate all’efferatezza del reato». «Per noi tutto questo è inaccettabile - prosegue la Moscatelli - e chiediamo al ministro Alfano, ma anche al presidente Berlusconi e al ministro Carfagna di costruire leggi che impediscano simili assurdità.
Come possiamo combattere il bullismo se 15 mesi di assistente sociale cancellano il processo di stupro ai danni di una ragazzina di 13 anni, che per il dolore si è uccisa?».
RCro