Suicidio Lombardo: indagati figlio e zio

Gian Marco Chiocci

da Roma

Dieci anni dopo non c’è un solo responsabile «morale» per la morte del maresciallo dei carabinieri, Antonino Lombardo, suicidatosi a poche ore dal viaggio negli Usa per far testimoniare il boss Badalamenti (intenzionato a smentire Buscetta al processo Pecorelli-Andreotti) e dopo le accuse lanciate nei suoi confronti nella trasmissione Tempo Reale condotta da Michele Santoro. Dieci anni dopo, beffa e paradosso, risultano solo due indagati per calunnia nelle more delle numerose inchieste aperte (e tutte archiviate) nel tentativo di fare luce sul suicidio dell’investigatore. E i due indagati sono Fabio Lombardo, figlio della vittima, e il cognato del maresciallo, il tenente Carmelo Canale, braccio destro del giudice Borsellino. Proprio così. Santoro, in più sedi, è stato ripetutamente assolto. Così l’ex sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che in tv si associò alle accuse di collusioni mafiose lanciate da Manlio Mele, primo cittadino di Terrasini, paese dove il maresciallo Lombardo prestava servizio prima di passare al Ros (a lui, come confermato dai suoi superiori, si deve la cattura di Totò Riina).
Se il «linciaggio mediatico» denunciato da Fabio Lombardo e Carmelo Canale non è stato giudicato tale dai tribunali, meritevoli di un approfondimento giudiziario sono state invece ritenute alcune circostanze collaterali coinvolgenti un altro dei protagonisti della cattura di Riina, ovvero Sergio De Caprio, alias «capitano Ultimo», attualmente alla sbarra per i misteri della perquisizione mancata nel covo del capo di Cosa Nostra. Il figlio e il cognato del maresciallo-suicida sono finiti sott’inchiesta per alcune dichiarazioni che tirano in ballo «Ultimo». Stando a quel che risultava dall’esposto del figlio del maresciallo, un carabiniere della caserma dove Lombardo si tolse la vita, raccontò e relazionò che l’allora capitano De Caprio dopo esser passato vicino all’auto del sottufficiale-suicida disse che nel piazzale c’era una persona «che si sentiva poco bene». Altra circostanza singolare, addebitata al colonnello del Ros, Michele Riccio, fu che ci sarebbe stato un carabiniere pronto a testimoniare della sparizione della borsa di Lombardo in un frangente che vedeva ancora «Ultimo» protagonista con un secondo carabiniere. Sia De Caprio che Riccio hanno smentito categoricamente. Da qui l’iscrizione sul registro degli indagati dei familiari del maresciallo, la proroga d’indagini sei mesi fa, il silenzio sull’esito degli accertamenti. «Ad aprile ci è stato comunicato che eravamo indagati e che indagavano ancora su di noi, poi più nulla - dice sconsolato Fabio Lombardo - sinceramente dopo anni spesi a far emergere il vero sulla morte di papà non pensavo di finirci io sul banco degli imputati...».