Sul Blasco troppe inutili radio-parole

In questi giorni, fra una Mr. Sabobeat di Alexandra Stan e un duetto fra Jarabe de Palo e Francesco Renga, è come se le playlist radiofoniche avessero inserito un nuovo tormentone estivo. Implacabile e inevitabile, neanche provando a cambiare frequenza. Perché, come tutti i tormentoni, va al di là di un’emittente o dell’altra e si impadronisce prepotentemente dell’intera rete radiofonica, quasi per usucapione, come se le trasmissioni fossero a un solo canale unificato. E, in fondo, è una specie di regressione al passato, a quando la Rai si chiamava Eiar e il canale era uno.
Dunque, il tormentone. Che, però, per una volta non è una canzone. Ma è un tormentone di parole. Quello sulle esternazioni e sulla salute di Vasco Rossi, ormai onnipresente sulle radio. Più, addirittura, di Manifesto futurista della nuova umanità che pure direbbe molto di più con il suo «non sono più sereno, più sereno, com’ero io. La vita semplice che mi garantivi adesso è mia però, è lastricata di problemi». Perfetto, chiarissimo, sintetico, Vasco. Poi: «La cosa più semplice sarebbe quella di non essere mai nato». E invece, quando tutto sarebbe lì, scritto, chiarissimo, suonato benissimo, con un livello che Vasco non raggiungeva da dieci anni, e, soprattutto - questo è il punto che ci interessa qui - con uno stile e un ritmo perfettamente radiofonico, tutti si sentono in dovere di parlare. Deejay, opinionisti, conduttori. Praticamente un unico discorso a reti unificate, più immutabile rispetto al discorso di fine anno del presidente della Repubblica. Anche se, a differenza del messaggio di San Silvestro, stavolta le parole sono diverse. Non la retorica.
Stavolta, la sconfitta per come la radio, tutte le radio, hanno raccontato il Vasco di agosto è totale. Senza eccezione alcuna, senza assoluzioni. Perché mentre i giornali, giustamente, hanno scritto avendo a disposizione solo le parole, la radio ha perso lo strumento che aveva per raccontare nel modo migliore Vasco. Che è la musica stessa di Vasco. E così, in un mare di inutili parole, ci sarebbe piaciuto sentire un palinsesto con Anima fragile, con La noia, con Vivere («Vivere, o sopravvivere...»), con la versione originaria e non con quella di Fiorella Mannoia di Sally e, soprattutto, con il recupero del Vasco degli esordi, quello di Jenny è pazza, che di Sally è la sorella maggiore, in cui «Jenny vuole dormire...». Che è la stessa identica cosa dell’«Oggi voglio stare spento...» di Vivere. E poi, ancora, la neve e la speranza dolcissima di Canzoni per me e tanti altri testi di Vasco che dicono tutto. Senza parole.
Ecco, era già tutto lì. Ma nessuno ha mandato in onda questo programma di canzoni. Molto più facile parlare, spesso a vanvera.