Sul blocco degli sfratti il «gioco del cerino»

Claudio Pompei

Dopo il più classico «balletto delle cifre», sull’emergenza abitativa e sulla necessità di una sospensione degli sfratti è in atto da qualche giorno un vero e proprio «gioco del cerino». Le prime avvisaglie di questo scaricabarile si erano avute già prima di Natale, quando il prefetto Serra spiegò chiaramente che non sarebbe stata emanata alcuna ordinanza di blocco delle esecuzioni perché un provvedimento del genere sarebbe stato suscettibile di un’eventuale sospensiva da parte del Tar. Serra disse che avrebbe chiesto ai vertici delle forze dell’ordine di non distogliere personale dai gravosi compiti di ordine pubblico, lasciando così intendere che gli sfratti sarebbero stati sospesi «di fatto», cioè per mancanza della forza pubblica.
Superato il periodo natalizio, il problema è tornato a riaffacciarsi in tutta la sua urgenza e il sindaco Veltroni se ne è uscito con la solita litania dei soldi che non bastano mai e del governo che non tiene in considerazione Roma. Il primo cittadino ha, insomma, «passato il cerino acceso» al consiglio dei ministri chiedendogli di varare un provvedimento di blocco degli sfratti. Ma l’Unione inquilini (organizzazione certo non sospettabile di simpatie destrorse), a sua volta, ha ammonito Veltroni a non menare il can per l’aia. «Non è vero che il sindaco non è competente - gli ha ricordato il segretario romano dell’Unione Massimo Pasquini -. Può intervenire con un’ordinanza di blocco degli sfratti motivandola con la tutela della salute dei cittadini». A questo punto, per evitare che il sindaco si scottasse le dita, il «cerino» lo ha di nuovo preso in mano il prefetto: «No - ha spiegato Serra - in materia di blocco degli sfratti, la legge non attribuisce alcun potere né al sindaco, né al prefetto. Anche perché un’eventuale ordinanza sarebbe sicuramente bocciata dal Tar».
Eppure l’Unione inquilini ha continuato a sostenere il contrario: Pasquini ha mostrato una sentenza del Tar del 22 giugno n°3379/2005 che ha sospeso le ordinanze di blocco dei municipi affermando che sono di competenza del sindaco. Mentre il cerino si consumava, ieri mattina l’assessore alle Politiche abitative del Campidoglio Claudio Minelli ha tentato di passarlo di nuovo nelle mani di Serra: «Credo che il prefetto - ha detto - possa sospendere l’esecuzione degli sfratti fino all’imminente Consiglio dei ministri che affronterà la questione». A strettissimo giro di posta - anzi, di agenzia di stampa - è arrivata la controreplica da Palazzo Valentini: «Come già ripetutamente sottolineato, non rientra tra i poteri del prefetto quello di intervenire in materia di blocco degli sfratti». E Minelli, di rimando: «Sì, ha ragione Serra. Aspettiamo con serenità il Consiglio dei ministri».
Fin qui la telenovela del «gioco del cerino». Ma qualcuno si vorrà prendere la briga di spiegare che fine hanno fatto i fiumi di euro di provenienza governativa destinati al Campidoglio per l’edilizia popolare? Qualcuno vorrà spiegare, prima o poi, perché il Campidoglio continua a tollerare la «gestione parallela» delle case che si liberano, da parte di Action, che le “assegna” a chi vuole, in barba alla graduatoria della commissione prefettizia? Qualcuno vorrà spiegare perché, dopo 13 anni di governo ininterrotto della città da parte di giunte di centrosinistra, c’è gente alla quale è stata assegnata un’abitazione cinque anni fa ma non è stata ancora consegnata?