Sul blog del suicida: «Lo farò anch’io»

Dopo la morte annunciata via web di un ragazzo di Lecco, il suo sito si affolla di commenti. E a chattare c’è anche un prete

Elena Jemmallo

«Oggi in ufficio discutevo di lavoro con i colleghi. Abbiamo buttato giù un po’ di pianificazione per i prossimi dodici mesi. Ho dovuto mentire, ho partecipato alla programmazione, ma naturalmente non ho menzionato quel piccolo dettaglio, il fatto che tra due mesi già non ci sarò più». Corre sul web, silenziosa, la voce anonima, forse una disperata richiesta di aiuto. Basta scorrere le pagine per leggerne altre: «Voglio farla finita», «Ormai è questione di settimane», «Devo ancora scrivere i bigliettini di addio e poi vado».
A scriverle sono ragazzi, tra i 15 e i 30 anni, che di giorno probabilmente studiano o lavorano e di notte lasciano le tracce della propria disperazione sui blog, i diari interattivi del web. Scrivono pagine e pagine di dolore, una sorta di testamento online dove tutto è pianificato e descritto nei minimi dettagli. Organizzano «l’evento», ne discutono, si danno consigli sul «come» e il «dove», linkano siti dove si trovano elenchi completi di metodi efficaci per togliersi la vita.
Così ha fatto anche il ventiseienne di Lecco, programmatore e giornalista, che prima di uccidersi nella notte tra il 10 e l’11 luglio scorsi nel suo blog, «Primadipartire», aveva raccolto preparativi, riflessioni e tutto ciò che ha fatto negli ultimi mesi della propria vita. Aveva deciso dove, come e quando morire. Alla fine, con la freddezza di chi per molto tempo ha programmato quell’ultimo gesto, lo ha fatto davvero. È andato a Paderno d’Adda (Lecco), ha parcheggiato l’auto, ha portato con sé una sedia pieghevole che ha utilizzato per scavalcare la protezione del ponte di ferro sul fiume e poi si gettato nel vuoto. Ha fatto addirittura comparire sul suo blog un messaggio post-mortem (è possibile, attraverso alcuni software, posticipare l’inserimento di un messaggio scritto precedentemente) dove racconta della sua vita e del suo lavoro. Tutto corrisponde alla realtà: praticamente impossibile, dunque, ipotizzare che si sia trattato di un mistificatore online. L’angoscioso messaggio si conclude così: «Ciao a tutti, è tardi, sono stanco, vado a suicidarmi».
Ora il caso non è affatto chiuso. Anzi, il giovane sta continuando a far parlare di sé, anche dopo la tragedia, tutti quei ragazzi increduli ancora affollano il suo blog. Alcuni sono già pronti a imitarlo, altri (la maggioranza) lo condannano e altri ancora, nascosti dietro un nickname, si abbandonano a grottesche battute ironiche: «Pensa se fai un incidente proprio mentre stai andando a suicidarti». Altri commenti sulla morte del giovane di Lecco sono più riflessivi: «È morto per ricordare a tutti che era vivo».
Come lui, altri giovani raccontano online, in blog personali, la propria stanchezza di vivere. Ad esempio, un ragazzo scrive: «Sarà l’ultimo fine settimana con i miei genitori. Non ho intenzione di arrivare oltre luglio, penso comunque di dover fare alcune cose prima di...». C’è poi un altro che commenta dicendo: «È solo questione di settimane, dovremmo esserci». E un altro navigatore scrive: «Cambiano i venti e le stagioni, ma ciò non basta a mutare il nero che si ha dentro».
È possibile che per molti di questi giovani si tratti solo di un modo alternativo per passare il tempo, che giochino. Nella democrazia elettronica di Internet ci sta questo e altro. In ogni caso, c’è però da constatare che purtroppo esiste un’omertà diffusa che accomuna questi aspiranti suicidi del web: tutti conoscono la dichiarata intenzione di morire degli altri, ma quasi nessuno fa qualcosa per evitare che accada. Tranne forse uno. Negli ultimi giorni, si è messo a dialogare attraverso il blog un prete, che si firma Alessandro, ma le sue frasi, anche se pazienti e dosate, cadono nel vuoto. Il suo tentativo però resta isolato.
Qualcuno ha provato a pubblicare nel blog un articolo che racconta di come fosse stato sventato un suicidio attraverso la scoperta di un sito simile da parte delle forze dell’ordine. E la reazione è stata: «Provate a farlo a me e vi uccido». E quando un altro navigatore ha minacciato di denunciare il sito alla Polizia postale, l’autore del blog ha risposto: «Io non esorto nessuno a suicidarsi, discuto della mia vita e non ci vedo nulla di illegale in questo».
Forse l’idea di blog col sottotitolo «l’aspirante suicida chiacchiera» non era nato con le intenzioni di invitare qualcuno a imitarlo, ma nel «Diario di un aspirante suicida» (secondo sottotitolo) si trovano i link ai siti di tanti altri giovani italiani e non che, disperati, soli e anonimi, hanno pensato a un gesto estremo per il loro destino.