Sul Boffo-gate giornali in confusione

La nota della Segreteria di Stato vaticana sul caso del direttore di <em>Avvenire</em> scatena i quotidiani con improbabili retroscena. <em>Repubblica
</em>e <em>Unità </em>si smentiscono a vicenda. E il <em>Corriere </em>fa retromarcia
sulle manovre nella Chiesa

Per Repubblica, il Vaticano (paragonato a una «moderna Avignone») è andato «all'attacco». Anche per il Messaggero c'è un «j'accuse papale contro il gossip». Secondo il Corriere, invece, «la ferita resta»: e il «malessere» è addirittura «antico». La Stampa ritiene che si tratti di «un duro richiamo anche per la Curia», anzi, che il «messaggio» abbia «due destinatari». Il Riformista si scandalizza dell'«irrituale auto-assoluzione». Il Foglio prende atto a modo suo di «una smentita squillante e molto tardiva». Libero la definisce una «telenovela». E l'Avvenire? Come commenta l'Avvenire il comunicato della Segreteria di Stato vaticana approvato dal Papa in persona sul caso Boffo? Non lo commenta: si limita a pubblicarlo integralmente a pagina 2, su due colonne, taglio centrale. Nemmeno una parola in più.

«Grande è la confusione sotto il cielo», avrebbe detto Mao. I giornali sono il bersaglio principale della Santa Sede che condanna «le ipotesi più incredibili ripetute sui media con una consonanza davvero singolare». Eppure i quotidiani hanno dato letture discordanti della nota vaticana che smentisce interventi del cardinale Bertone e del direttore dell'Osservatore romano Vian nella vicenda che portò alle dimissioni di Dino Boffo da direttore dell'Avvenire. Il più critico è un ateo, ancorché devoto: Giuliano Ferrara. Reazione prevedibile: era stato il suo Foglio ad attizzare il fuoco il 23 gennaio ipotizzando una diretta responsabilità di Vian, e il comunicato fa riferimento diretto a quell'articolo quando dice che proprio «dal 23 gennaio si stanno moltiplicando notizie e ricostruzioni prive di fondamento». Ferrara, che l'altro giorno aveva messo in prima pagina un contributo del cardinale Ruini, non è arretrato di un passo: ha ripubblicato l'articolo sotto accusa ripetendo i giudizi di «spregiudicata ingenuità» e «improprio narcisismo curiale» verso il responsabile dell'Osservatore romano. Il comunicato dei Sacri palazzi è visto come «un tentativo di silenziare ed esporre alla gogna l'informazione laica, libera e amica che denuncia il fattaccio e ne spiega le ragioni».

Sorprendente invece la retromarcia del Corriere. Che fu il primo giornale a lasciar intuire una manovra tutta interna alla Curia romana dietro la defenestrazione di Boffo. L'aveva fatto con un'intervista (non sconfessata dal Vaticano) proprio a Vian, un colloquio critico verso il direttore dell'Avvenire investito dalla bufera, del quale probabilmente accelerò le dimissioni. Lo stesso Corriere, che aveva dato voce allo «sconcerto» di Vittorio Messori «per la gestione del caso mediatico», non più tardi di domenica scorsa sosteneva che il Papa aveva altro da fare che occuparsi delle polemichette su Boffo e Vian.

Invece Benedetto XVI teneva aperto sul tavolo il dossier e poche ore dopo ha ordinato alla Segreteria di Stato di intervenire. E così, ieri un editoriale - che in via Solferino non hanno affidato all'esperto di cose vaticane ma al notista di politica italiana - parla genericamente di «ferite aperte», di «guerra nelle gerarchie» poi ammorbidita in una «deriva quasi bellica», di uno «sfondo sconcertante» pieno di «lati oscuri»: «C'è solo da sperare che le prossime settimane li chiariscano senza aggiungere veleni», conclude amaro il «Corrierone».

Insuperabile Repubblica. Giusto martedì, tanto per distinguersi dalla «campagna diffamatoria contro la Santa Sede» di cui si è lamentato il Papa, aveva pubblicato due paginate di un'inchiesta che descrive il Vaticano come una banda di ladri, ed era solo la prima puntata. Ieri un'articolessa di Giancarlo Zizola ha censurato «le bassure avignonesi nelle quali è sprofondata la credibilità del governo centrale» della Chiesa cattolica: un «clima pesante, carico di tensioni, colmo di risentimento». In un altro articolo il quotidiano di De Benedetti ha dipinto arditi scenari fatti di prelati che «in 50 anni mai visto nulla di simile» e che «forse qualcosa è successo»; di «faide per il rinnovo del consiglio di amministrazione della Fondazione Toniolo»; addirittura si favoleggia che il comunicato «sia stato fatto d'intesa con Berlusconi per coprirsi da Feltri».

Ma la chicca di Repubblica è un'intervista a Rocco Buttiglione. La nota vaticana «è una reazione coraggiosa ai ricatti del giornale del premier», sentenzia il presidente filosofo dell'Udc che proprio non ci azzecca mai. Perfino l'Unità ha capito che l'obiettivo della Santa Sede non è il Giornale, l'unico quotidiano - scrive Filippo Di Giacomo - che ha ancora odore di carta e inchiostro come le gazzette di un tempo».