Sul carrozzone delle primarie sale anche il «prete di strada»

I no global di Casarini candidano Don Gallo: «Azione di disturbo»

da Roma

Lui adesso si schermisce: «Ma no... è stata solo una chiacchierata» assicura sorridendo. Resta il fatto che gli altri della combriccola con cui discettava a fine luglio confermano e rilanciano: «Siamo contro i manovratori e questa candidatura di Don Gallo può essere una giusta azione di disturbo. Ne faremo anche altre contro quei partiti che si definiscono sinistra radicale», annuncia trionfale Luca Casarini, leader dei disobbedienti del nord-est che pare aver convinto il sacerdote «da marciapiede» noto per il suo appoggio agli anti-G8 in quel di Genova, ad andare a rompere le uova nel paniere a quel Bertinotti che da compagno d’avventure è divenuto ormai nei siti no-global «il servo della Cia».
E siamo già a sei. Forse sette se Sgarbi trasformerà il suo protagonismo verbale in qualcosa di più pragmatico. Eh già, perché agli annunci dati da Prodi, Bertinotti, Pecoraro Scanio e Di Pietro, - e in attesa di Mastella che si limita a sfogliare la margherita (con la minuscola, per carità!) - ora si accodano le pretese dell’ex-sottosegretario di Urbani, quelle di Don Andrea Gallo appunto e quelle ancora di tale Scalfarotto che per fortuna non è Scalfaro all’ottava potenza, ma un quarantenne londinese di adozione, fondatore nella City del circolo Libertà e Giustizia in cui, distaccatosi ormai Carlo De Benedetti, fioriscono ormai quotidianamente nuove ansie e smanie di protagonismo. La discesa in campo del sacerdote genovese, però, è piaciuta poco a Rifondazione. Se, infatti per Russo Spena «la candidatura di Bertinotti rappresenta già l’area dei movimenti», per il suo compagno di partito Ferrando, un’eventuale corsa di don Gallo «è un gioco per favorire i poteri forti e rappresenta il malessere dei movimenti rispetto alla svolta di Bertinotti».
Bella storia questa delle primarie dell’Ulivo. Eccomi, ci sono anch’io si sente ripetere ad ogni passo. Peccato che il regolamento preveda un minimo di 10mila firme da raccogliere in almeno 10 regioni diverse. Chi si accolla quest’onere niente affatto leggero se i radicali - di cui è nota l’efficienza ai tavoli - riuscivano faticosissimamente a carpirne 500 volte di più ma in parecchi mesi, visto che nessuno è ancora partito e che la scadenza è il prossimo 15 settembre? Misteri ulivisti. Ed esattamente un mese dopo, eccole in tutto il loro fulgore le primary’s elections modello statunitense - perché in precedenza le scelte locali tra candidati erano giochini acerbi e tartufeschi - sbarcare nella penisola pervicacemente volute da un Prodi che in pochi avevano mai visto così filo-americano come in questa occasione. Solo che oltre Atlantico votano i registrati. Da noi chi potrà permetterselo? Ritornano i misteri ulivisti. Si sa che potrà farlo chi compie i 18 anni entro i primi mesi dell’anno prossimo. Si mormora di immigrati. Si ipotizza anche un sollecito al “vostro buon cuore”, leggasi obolo di solidarietà in vista della campagna di primavera. Altro non è dato sapere.
«Decideremo tutto a fine agosto» han fatto sapere i responsabili della macchina organizzativa. Cui è scappato detto che oltre alle firme i candidati dovranno comunque dotarsi di «forti idee programmatiche». Anche qui è ignoto ai più di cosa possa trattarsi. La patrimoniale sarà abbastanza forte? O è meglio puntare all’accoglienza di tutti gli scafisti? Sarà sufficiente chiedere l’abrogazione di tutte le norme varate dal Governo Berlusconi o è meglio puntare più in alto e chiedere decisamente l’ostracismo per le tv private tornando ai bei tempi dei pretori di Biella?
Poco male. Occorrerà aspettare ancora solo qualche giorno per avere le idee un po’ più chiare. E comunque è già sicuro che i candidati non mancheranno, uno per ogni gusto. Manca una donna in verità (ma come? non è proprio a sinistra che la questione femminile diviene dirimente?). E se vogliamo dirla tutta ma proprio tutta è buffo che tra gli opliti disposti alla prima fila nella pugna coi barbari del centrodestra manchino esponenti dei due maggiori schieramenti dell’unione (Ds e Margherita, visto che Prodi è un super partes). Anzi, a guardare con un pizzico di attenzione, c’è da mettere in evidenza come a fronte di un autentico caleidoscopio di no global, già pronti a rivendicare poltrone e strapuntini se dovessero strappare una cifretta percentuale nelle primarie, latitano invece le figure di socialdemocratico all’europea di cui pure l’Ulivo si riempie la bocca. Dove sono gli emuli degli Schröder e degli Zapatero, visto che Blair è ormai un insulto nella sinistra nostrana? Più che di sapore ulivista qui i misteri paiono eleusini o felsinei. Il sacerdote impone la linea. Gli altri eseguono. Parola del Signore.